Prima donna al patibolo dopo il via libera di Trump

I giornali del 19 ottobre scorso ci hanno informato che, dopo il via libera dell’amministrazione Trump alle esecuzioni capitali federali (ferme dal 1953), una donna di 52 anni, Lisa Montgomery, riceverà una iniezione letale il prossimo 8 dicembre nella prigione di Terre Haute, nell’Indiana. La donna, pur avendo sempre sofferto di gravi disturbi mentali e pur essendo stata alcoldipendente, venne dichiarata in grado di intendere e volere.

Trump e la pena di morte

Sul quotidiano “Avvenire” del 19 ottobre leggiamo che, con quella di dicembre, “salirebbero a nove in soli sette mesi  le condanne a morte eseguite dall’amministrazione Trump. Eppure il tema della pena di morte resta un tabù bipartisan, completamente assente dalla campagna elettorale di un Paese che si considera la prima democrazia al mondo. I gruppi contro la pena di morte affermano che il presidente Donald Trump sta spingendo per le esecuzioni durante la campagna elettorale per consolidare la sua reputazione di leader della legge e dell’ordine. Prima della ripresa delle esecuzioni quest’estate, le autorità federali avevano giustiziato solo tre detenuti nei 56 anni precedenti”.

Trump e i cristiani tradizionalisti

La mia amministrazione non smetterà mai di combattere per i religiosi americani. Rifaremo della fede il fondamento della vita americana!”: questa è la frase centrale di un recente comizio di Trump, davanti a settemila persone riunite alla King Jesus di Miami. L’articolo del Fatto Quotidiano (QUI per leggere l’articolo), da cui è tratta la citazione, conferma che la maggioranza dei voti delle chiese Evangeliche (decine di sette e di movimenti di ispirazione cristiana, che raggruppano più della metà dei credenti americani), di molti elettori genericamente cristiani e perfino cattolici (come monsignor Viganò) sarà indirizzata a favorire la rielezione di Trump.

Le numerose iniziative di Trump a favore della religione cristiana integralista – la sua presenza alla Marcia per la Vita, primo presidente a parteciparvi, la politica contro i diritti civili delle minoranze, per un rilancio, nelle scuole e nella società, della cultura religiosa fondamentalista, anti darwiniana, apocalittica, sostanzialmente antiscientifica – spiegano e giustificano la sua preferenza per la pena di morte.

I tradizionalisti e la pena di morte

Cosa caratterizza chiese e credenti tradizionalisti statunitensi? Un analisi approfondita (ben fatta e assolutamente da leggere, anche se di alcuni anni fa) di Stefano Salimbeni, in Famiglia Cristiana (QUI per leggere il testo), ci consente di individuare, al di là delle differenze numerose, alcuni elementi comuni tra le organizzazione evangeliche pro Trump: “Quattro ‘credo’ cardinali, – punti fermi da loro stessi dichiarati ufficialmente:
il primo è che la Bibbia sia ‘infallibile’ in tutte le sue definizioni [anche le più simboliche e metaforiche] sia dell’umano (natura origini e fine del mondo) che del divino.
Il secondo è che l’unica via per la salvezza e la redenzione sia credere in Gesù Cristo.
Il terzo, il più noto di tutti, è che la fede sia frutto di un atto ragionato e volontario – quella che in molti casi si definisce “rinascita”.
Il quarto ed ultimo ‘credo’ riguarda il dovere di fare proseliti, di “evangelizzare”, appunto”.  
Secondo i dati riportati, per 60 milioni di americani adulti è la fede cristiana, caratterizzata da questi quattro punti, quella che determina il voto.

I cristiani (e Trump) possono conciliare la loro lettura del Vangelo di Gesù e contemporaneamente l’adozione di una politica omicida, possono sostenere la scelta di “difendere la vita” in grembo e di eliminarla in atto? Si, è possibile.
Per chi è interessato, il “Dibattito sulla pena di morte”, in questo blog (QUI per leggere il post), chiarisce come sia successo che, nello stesso mondo cattolico fino alla decisione radicale di papa Francesco nel 2018, la Chiesa Romana abbia riconosciuto agli Stati il diritto di infliggere tale condanna. È  stato necessario dover attendere il Terzo Millennio perché anche il Vaticano si schierasse definitivamente e integralmente contro.
Questo enorme ritardo è dovuto a più di un motivo, ma un primo elemento resta fondamentale. Si tratta del fatto che l’Antico Testamento e i Vangeli non consentono una lettura univoca ma vanno interpretati, sempre, e nel corso della storia umana le interpretazioni possono divergere (non esiste la famosa “ermeneutica della continuità”). La Tradizione (da Agostino a Tommaso) e le scelte dei pontefici precedenti a Francesco, hanno consentito una lettura dei sacri testi nella quale la pena di morte era ammessa. E da quella Tradizione molti non vogliono distaccarsi.
Viene in mente, ad esempio, un documento, firmato circa un anno fa da cinque prelati (il vescovo kazakistano di Astana e il suo ausiliare, il cardinale Burke, l’ex arcivescovo di Riga e l’ex arcivescovo di Karaganda) dal titolo “Verità riguardanti alcuni degli errori più comuni nella vita della Chiesa nel nostro tempo” (QUI per leggere il documento).  Dopo un lungo elenco di azioni rispetto alle quali gli illustri prelati esprimono il loro No (aborto, divorzio, uso degli anticoncezionali, omosessualità, unioni civili, eutanasia, ecc.), pronunciano invece un parere favorevole proprio alla pena di morte. Si legge nel loro documento: “Conformemente alla Sacra Scrittura e alla tradizione costante del Magistero universale, la Chiesa non ha errato nell’insegnare che il potere civile possa legittimamente esercitare la pena capitale sui malfattori, laddove ciò è veramente necessario per preservare l’esistenza o il giusto ordine della società“.

Anche se oggi, come per un valdese fin dal 1200, anche per un cattolico la pena di morte è diventata inammissibile, la scomparsa dal Catechismo della pena di morte – così recente e così contestata ancora dai Tradizionalisti – dovrebbe far riflettere ogni credente.
Orientarsi nelle opzioni morali è difficile perché non ci sono scorciatoie: né i Libri Sacri (Bibbia, Corano, ecc) né uomini autorevoli o ispirati (papi, profeti, etc) possono sostituirsi al nostro lavoro di riflessione e di assunzione di responsabilità. È certo possibile, alla fine di questo percorso di indagine interiore, accettare e condividere il parere di una tradizione religiosa, di un membro del clero, o di un libro, ma solo dopo che abbiamo indagato e non abbiamo delegato.

A nostro parere, riassumendo, non si devono accettare supinamente le scelte morali stabilite da una qualche autorità ma è necessario fare i conti, in primo luogo, con la propria esperienza, con la propria responsabilità e con la propria coscienza.

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