Come convincere Putin che perderà. La strategia di Macron

Il 27 febbraio scorso, ai 24 leader riuniti a Parigi nella Conferenza dei paesi occidentali per il sostegno all’Ucraina, il Presidente francese Macron, nel sottolineare che “è in gioco la sicurezza di tutti”, ha affermato:  non escludo nulla, perché siamo di fronte a qualcuno che non esclude nulla. Senza dubbio siamo stati troppo titubanti nel formulare i limiti della nostra azione a qualcuno che non li ha più e che è l’aggressore. La nostra capacità è quella di essere credibili, di continuare ad aiutare, di dare all’Ucraina i mezzi per resistere. Ma la nostra credibilità dipende anche da una certa capacità di dissuasione”.

Macron ha così sintetizzato il suo obiettivo strategico: “la Russia non può vincere in Ucraina. Se la Russia vincesse in Ucraina, non avremmo più sicurezza in Europa. Chi può affermare che la Russia si fermerà qui? Quale sicurezza per gli altri paesi vicini, Moldavia, Romania, Polonia, Lituania e tanti altri? E dietro a ciò, quale credibilità per gli europei che avrebbero speso miliardi, che avrebbero detto che era in gioco la sopravvivenza del continente e che non si sarebbero dati i mezzi per fermare la Russia? Quindi sì, non dobbiamo escludere nulla perché il nostro obiettivo è che la Russia non possa mai vincere in Ucraina”.

Al termine della Conferenza di Parigi, Macron ha dichiarato alla stampa di non escludere l’ipotesi di un invio di truppe occidentali in Ucraina, in un prossimo futuro: “Oggi non c’è consenso sull’invio di truppe di terra in modo ufficiale, scontato e approvato. Ma nella dinamica non è da escludere nulla. Faremo tutto il necessario affinché la Russia non possa vincere questa guerra“. 

Il presidente francese ha anche affermato che chiunque sostenga “limiti” agli aiuti all’Ucraina “sceglie la sconfitta“. Ci sono stati “troppi limiti nel nostro vocabolario” dopo l’invasione russa del febbraio 2022. “L’Europa deve essere pronta alla guerra se vuole la pace”.

Per ora la strategia di Macron – come lui stesso ha ammesso – non ha incontrato ampio consenso. Anzi, alle sue dichiarazioni è seguito un coro di no.

Ad eccezione dei paesi europei che confinano con la Russia o la Bielorussia, tutti hanno escluso un coinvolgimento diretto nel conflitto. Alcuni, come la nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni, hanno espresso chiaramente la non disponibilità a inviare truppe in Ucraina; altri, come il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier, si sono limitati ad esprimere dubbi sulla proposta di Macron. Contrari anche Casa Bianca e Regno unito.

Naturalemente il governo russo non ha perso tempo a reagire alla proposta del presidente francese: “Un eventuale invio di truppe occidentali in Ucraina renderebbe inevitabile un conflitto diretto tra la Russia e la Nato”. Sul rischio di una guerra tra Russia e Nato in caso di invio di truppe occidentali in Ucraina, il portavoce del Cremlino Peskov ha spiegato che “in questo caso, non possiamo parlare di probabilità, ma di inevitabilità, ed è così che la valutiamo” (Quanto a risolutezza i russi non hanno certo da prendere lezioni).

Intanto, approfittando della scarsa risolutezza dei sostenitori dell’Ucraina, Putin ha dettato (mentre era in corso il G7) le sue condizioni per un cessate-il-fuoco e negoziati in Ucraina. Non offre concessioni. Non lascia spazio ad alcun compromesso. Ribadisce la sua richiesta di «smilitarizzazione» e «denazificazione» di Kiev e chiede che l’Ucraina garantisca la sua neutralità rinunciando all’adesione alla Alleanza Atlantica. Non  vuole mettere in discussione l’annessione della Crimea avvenuta nel 2014 e pretende che Kijev si ritiri da tutte e quattro le regioni che Mosca ha unilateralmente annesso nel settembre 2022 (ma controlla soltanto in parte). E in più l’Occidente dovrebbe revocare le sanzioni.

È chiaro che Putin ha maturato la convinzione di essere il più forte e che una soluzione del conflitto non può che essere a suo esclusivo vantaggio. Ed è chiaro che di fronte all’arroganza di Putin si rende necessario usare un approccio nuovo, che superi i “troppi limiti del nostro vocabolario”.

Una esigenza che con tutta probabilità è stata avvertita anche dal segretario generale della Nato Stoltenberg , avendo egli proposto di autorizzare Kijev ad usare gli aiuti militari dell’occidente anche per colpire postazioni in territorio russo dalle quali partono gli attacchi missilistici alle città ucraine.

Ma anche la proposta del segretario della Nato non ha avuto molti consensi. Il vecchio schema per ora non cambia, neanche tra coloro che non hanno mai messo in dubbio la necessità di fornire aiuti a Kijev e di esprimere una netta condanna per l’operato di Putin. Ad esempio il nostro ministro degli esteri, per spiegare/giustificare la decisione del governo (del resto in sintonia con la maggioranza dei governi che sostengono le ragioni dell’Ucraina) di respingere la proposta Stoltenberg, va precisando che “noi appoggiamo l’Ucraina ma non siamo in guerra con la Russia”. Una ovvietà, che però ha la funzione di tranquillizzare Putin:  le sue postazioni missilistiche, dalle quali ogni giorno partono attacchi alle città Ucraine non subiranno danno alcuno.

Oggettivamente questa situazione offre un vantaggio non da poco a Putin e lo rafforzerà nell’idea che può vincere e che è utile incrementare gli attacchi per arrivare ad occupare nuove ampie porzioni di territorio ucraino prima di sedersi eventualmente al tavolo delle trattative. Paradossalmente, le condizioni poste per gli aiuti all’Ucraina volti ad allontanare l’ipotesi di una sconfitta la rendono più plausibile.

È difficile pensare che non sia urgente, attraverso un approccio nuovo, totalmente diverso da quello tenuto finora, contrastare la narrativa del Cremlino. È questo il senso della proposta del presidente francese.

A differenza degli altri leader europei, e forse non solo europei, per quanto riguarda la situazione della guerra in Ucraina, Macron ha capito una cosa importante, probabilmente decisiva: ha capito che bisogna agire per modificare la prospettiva con la quale il Cremlino guarda alla situazione determinatasi sul campo di battaglia ovvero il fatto che  la Russia oggi è convinta che la situazione sia del tutto a lei favorevole, e che si prospetta una sua netta vittoria.

Quanto sia strategicamente importante assumere un atteggiamento più risoluto è oggetto di una approfondita analisi apparsa recentemente sulla rivista Foreign Affairs.

Dan Altman, un professore di scienze politiche della Georgia State University, è autore di un saggio, pubblicato dalla rivista statunitense, dal titolo: “Come convincere Putin che perderà”, nel quale viene avanzata la seguente tesi: “L’Occidente deve dimostrare di poter sopravvivere alla Russia in Ucraina”.

L’autore sostiene che “fornire sostegno sufficiente all’Ucraina per bloccare le offensive russe in corso è essenziale, ma non metterà fine alla guerra. Per porre fine alla guerra a condizioni accettabili, è necessario fare di più. … Se i leader russi credono che alla fine vinceranno, allora continueranno a combattere. Rimodellare i calcoli a lungo termine di Mosca è importante quanto vincere le battaglie di oggi”. “L’obiettivo è far sì che i leader russi temano una lunga guerra”. … “La chiave per porre fine alla guerra sta nel cambiare le aspettative di Mosca su come andrà il suo sforzo bellico tra tre, cinque e persino otto anni. Influenzare le percezioni che esistono nella mente dei leader russi dovrebbe essere l’obiettivo primario della strategia occidentale”.

Bisogna darsi da fare per  “iniziare a minare l’ottimismo russo”. … “L’anello debole su cui i leader russi ripongono le loro speranze è molto probabilmente l’Occidente. Finché credono che il sostegno occidentale prima o poi diminuirà, ci sono poche possibilità che abbandonino le loro ambizioni di conquistare più territorio ucraino. Di conseguenza, l’Occidente deve dimostrare in modo dimostrabile che la sua capacità di resistenza supera le aspettative russe”.

Fondamentalmente – sostiene Altman –  rimodellare le aspettative russe è un problema di segnalazione. Richiede qualcosa che gli studiosi hanno studiato a lungo: segnalare la volontà di assumere impegni credibili. Richiede l’invio di segnali abbastanza costosi che solo un Occidente altamente risoluto potrebbe inviare”.

L’autore poi si sofferma sugli approcci fondamentali per inviare segnali di risolutezza e indica quello che sarebbe (il più costoso, e perciò anche) il più efficace nella situazione della guerra in Ucraina: fare massicci investimenti nella produzione di armi ovvero investire nella  prospettiva di una guerra di lunga durata: “Per rimodellare la percezione russa e portare Mosca al tavolo dei negoziati, gli Stati Uniti e l’Europa dovrebbero investire visibilmente e pubblicamente nella crescente produzione di armi e munizioni per prepararsi a una guerra che potrebbe durare molti altri anni. Nuovi stabilimenti, aumento della produzione, ordini a lungo termine e pianificazione pluriennale dimostrano la capacità di resistere in un modo che le parole da sole non possono”.

Tali investimenti sarebbero un forte segnale della capacità di resistenza dell’Occidente, e inviare il segnale giusto può abbreviare la durata della guerra.
L’economia combinata della NATO è decine di volte più grande di quella della Russia. Ci vorrà del tempo, ma la NATO può eguagliare ed eventualmente superare la produzione di armi della Russia ad un costo accettabile”.

Le conclusioni dell’analisi di Altman sono simili alle conclusioni del discorso di Macron: “Prepararsi per una lunga guerra in Ucraina è la chiave per evitarla” (spiegazione: sminuire le ragioni per cui i leader russi credono che alla fine vinceranno è fondamentale per convincerli ad accettare una pace che non è di loro gradimento).

Immagine in evidenza: foto di pubblico dominio da Wikimedia Commons

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