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Due popoli due stati (NYT)

Abbiamo più volte condiviso la posizione di Thomas L. Friedman, opinionista del NYT, sulla questione palestinese. Perché a nostro avviso è la posizione più di buon senso in circolazione, oltre ad essere, da un punto di vista storico e morale, quella più corretta.
I capisaldi della posizione di Friedman sono:

  • l’uguaglianza dei diritti alla pace, alla dignità e all’autodeterminazione sia per gli israeliani ebrei che per i palestinesi
  • il diritto di Israele ad esistere come Stato ebraico, principio fondamentale per la maggior parte degli ebrei, tanto quanto la creazione di uno Stato palestinese è un valore imprescindibile per la maggior parte degli arabi e dei musulmani
  • ‘quale dovrebbe essere la pace definitiva’ deve essere deciso sia dai palestinesi che dagli israeliani (una posizione che in America viene respinta sia da quella parte della sinistra che considera il sionismo come colonialismo, sia dai suprematisti ebrei di destra)

Questi concetti vengono ribaditi in un articolo apparso il mese scorso sul NYT  nel quale Friedman critica il modo in cui il candidato democratico al Senato nello stato del Michigan, Abdul El-Sayed, affronta la questione palestinese.
El-Sayed, nella campagna elettorale per la sua elezione a senatore afferma che gli ebrei del Michigan non dovrebbero preoccuparsi per lui, insistendo sul suo impegno “per la sicurezza degli ebrei”.

A Friedman ciò non sembra sufficiente per ottenere i voti degli elettori ebrei dello stato, senza i quali El-Sayed non riuscirebbe a vincere e se ciò dovesse accadere aumenterebbe la possibilità per Trump di continuare a governare indisturbato (senza alcun controllo) per altri due anni.

El-Sayed, diversamente dal sindaco di NY  Zohran Mamdani, dice di credere che gli ebrei hanno diritto all’autodeterminazione. Questo  – osserva Friedman – è lodevole, ma  quando El-Sayed  fa campagna elettorale con lo streamer di estrema sinistra Hasan Piker, che ha affermato che “Hamas è mille volte meglio” di Israele, non sorprende che gli elettori ebrei si chiedano quale sia la sua vera posizione sul loro diritto ad avere un proprio stato come ogni altro popolo.

Il consiglio di Fridman per il candidato democratico del Michigan è di essere chiaro e fermo nel sostenere la soluzione due popoli due stati.

Quindi è gusto esprimere biasimo per il Primo Ministro Benjamin Netanyahu per aver introdotto “orribili partiti razzisti” nelle più alte cariche ministeriali del paese.
Ma – aggiunge Friedman – sia ben chiaro che Hamas è un’organizzazione terribile, prima di tutto per i palestinesi. L’impunità che le è stata concessa da alcuni progressisti filo-palestinesi – che criticano Israele e mai Hamas, come se non avesse alcuna capacità di agire – è vergognosa. (e, ovviamente, non può essere accettata dagli ebrei del Mjchigan)

Friedman aggiunge questa narrazione:
Conosco qualcosa sull’operato di Hamas. Nel febbraio del 2002, su questa stessa rubrica, l’allora principe ereditario saudita, Abdullah bin Abdul Aziz, per la prima volta, chiese alla Lega Araba di offrire la pace e la normalizzazione delle relazioni con Israele in cambio del ritiro completo di Israele dai territori palestinesi fino ai confini del 1967… Fu lanciata quella che venne chiamata “l’iniziativa Araba di pace” . Sai qual è stata la risposta di Hamas a questa prima iniziativa di pace panaraba che poneva le basi per una soluzione a due Stati?
La notte in cui si apriva il vertice arabo, un attentatore suicida di Hamas si introdusse in un hotel israeliano di Netanya dove si stava svolgendo la cena di Pesach e si fece esplodere, uccidendo 30 persone e ferendone più di 140. Questo è Hamas, vent’anni prima della guerra di Gaza.

Normalmente – conclude Friedman – non mi addentrerei nemmeno in questi dettagli, ma è troppo angosciante vedere come la sinistra democratico-socialista abbia allontanato tanti giovani democratici dalla posizione di lunga data degli Stati Uniti sul Medio Oriente, ovvero la soluzione dei due stati per due popoli – autodeterminazione sia per gli ebrei che per i palestinesi. Qualsiasi altra posizione sarebbe una sconfitta geopolitica per gli Stati Uniti e una sconfitta per i palestinesi, gli israeliani, gli arabo-americani, gli ebrei americani, i musulmani americani e tutti gli altri americani.

Immagine in evidenza: public domain from wikimedia commons

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