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PERCHE’ RESILIENZA DEMOCRATICA

Da un po’ di tempo a questa parte, nel cosiddetto mondo occidentale (compreso quindi il nostro paese) la democrazia rappresentativa è sotto attacco.
Alcuni esempi possiamo trarli da dichiarazioni fatte da esponenti del governo italiano nel corso del 2018:
Noi non possiamo aspettare i tempi della giustizia” (Giuseppe Conte appena arrivato a Genova dopo il crollo del ponte Morandi); “Di quello che pensano i magistrati me ne frego. Io sono stato eletto dal popolo” (Salvini dopo il suo rinvio a giudizio per abuso di potere); “Faccio giustizia io con le autostrade” (Di Maio sulle responsabilità per il ponte crollato). “Quando una forza politica come la nostra che crede nella teoria della democrazia diretta condivide alcune regole della democrazia rappresentativa e riceve solo il due di picche, il rischio è che una forza politica come la nostra cominci ad allontanarsi dalla democrazia rappresentativa. Io non minaccio nulla, ma c’è il rischio di azioni non democratiche” (Di Maio commentando l’ipotesi di un governo tecnico avanzata dal Presidente Mattarella). “Il presidente dell’INPS si dimetta e si presenti alle elezioni” (Salvini riferendosi a Tito Boeri che avvertiva sui rischi cui si va incontro modificando la precedente riforma delle pensioni).

Frasi come queste sono il tipico prodotto di una mentalità populista. Quando poi si sostiene che il Parlamento presto “perderà la sua funzione“, allora si è in presenza di una idea di società diversa da quella descritta nella nostra Costituzione. E che l’idea di società di cui è impregnata la cultura di alcuni importanti partiti politici contenga in sé i germi del totalitarismo lo dimostra l’esplicita dichiarazione, inserita nel “Contratto” che nel nostro paese ha regolato l’azione del governo Lega-M5s, di voler modificare l’art. 67 della Carta costituzionale introducendo “forme di vincolo di mandato per i parlamentari, per contrastare il sempre crescente fenomeno del trasformismo” (Come ha affermato Luigi Einaudi in Assemblea Costituente, il non vincolo di mandato è uno dei più importanti principi che governano una democrazia liberale perché garantisce la libertà di chi è eletto. Il mandato imperativo è la morte dei Parlamenti).
In una situazione come quella attuale, che registra la crescita delle formazioni politiche populiste e sovraniste e, più in generale, il diffondersi di ideologie regressive e di atteggiamenti marcatamente illiberali, non si può rimanere indifferenti.

Ma sarebbe difficile tentare di comprendere come mai la politica sta dando un così brutto spettacolo di sé e come mai la democrazia liberale sia sotto attacco se non vedessimo tutto ciò come parte di un conflitto più ampio, che tocca i diversi aspetti del vivere sociale.
La filosofa francese Chantal Delsol parla di “guerra ideologica”, che si realizza “da un lato con le correnti progressiste universalistiche (quella cosmopolita e quella liberal-libertaria) e, dall’altra parte con le correnti che cercano il radicamento e l’identità. Fondamentalmente, è la lotta tra moderno e antimoderno”, che investe, come dicevamo, la civiltà occidentale nel suo complesso.

Oggi questa lotta, rimasta a lungo sotto traccia, sta riemergendo e si sta acutizzando, in presenza di due fenomeni propri del tempo in cui viviamo: la crisi migratoria e la globalizzazione economica. Entrambe pongono problemi e prospettano scenari che abbiamo difficoltà a governare. I conservatori traggono da queste difficoltà motivo per mettere in discussione e possibilmente, nelle frange più estreme, porre fine (sono sempre parole della Delsol) agli sviluppi moderni o post-moderni dell’universalismo.
E così l’apertura alle libertà economiche, politiche e sociali è frenata dal rilievo che viene dato agli aspetti critici. L’immigrazione è vista solo come messa in discussione della propria identità culturale e, quindi, come una negazione di sé. La globalizzazione, insieme alla rivoluzione tecnologica, viene combattuta perché obbliga ad abbandonare vecchie modalità di concepire l’organizzazione delle attività produttive e mette in discussione equilibri e politiche sociali che apparivano ormai consolidati.

Riflettere su quanto sta succedendo, raccogliere e riorganizzare le proprie idee e offrirle ad altri come contributo per una ulteriore riflessione non è dettato da presunzione ma da un forte bisogno di capire e di cercare, insieme, risposte nuove ai problemi che si pongono. Ci possono essere vari modi per farlo. Un blog è uno di questi.
Capire quanto sta succedendo, ma anche sostenere e, possibilmente, diffondere il modo di ragionare e di parlare di chi crede nella democrazia, il linguaggio della persuasione basata sull’argomentazione opposto alla retorica corrente che punta alla acquisizione del consenso comunque sia.
Per fare ciò è necessario avere un alto livello di resilienza. Resistere e reagire alle difficoltà, cercare ragioni e strumenti per non abbandonarsi al pessimismo, cercare in sé stessi e negli altri la forza e la capacità per andare oltre, ricostruire. (leggi anche qui)

Alcuni Parametri che potrebbero orientare la riflessione e il confronto:

CONOSCENZA COMPETENZA VERITÀ VS IGNORANZA E FAKE NEWS

CITTADINANZA E INTERESSE NAZIONALE VS IDENTITA

DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA VS DEMOCRAZIA ILLIBERALE

PIENA OCCUPAZIONE VS ASSISTENZIALISMO

EUROPA  VS SOVRANISMO

IMMIGRAZIONE COMPATIBILE VS MANDIAMOLI TUTTI VIA

DIALOGO INTERRELIGIOSO VS INTEGRALISMO E FONDAMENTALISMO