Romanticismo
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Il romanticismo è una modalità di pensiero e dell’agire umano che si è formata e affermata in Europa, e più in generale nella civiltà Occidentale, verso la prima metà del XIX secolo ed ha lasciato tracce profonde nella mentalità delle generazioni successive fino ai nostri giorni.
Secondo Isaiah Berlin (uno dei maggiori filosofi europei del Novecento) si è trattato di una vera e propria “rivolta” che “ha squassato le fondamenta della tradizione intellettuale dell’Occidente ed ha inciso sul pensiero e sulla prassi dell’Europa in maniera profonda e imprevedibile”. Imprevedibile soprattutto perché è giunta ad affermarsi dopo molti secoli in cui l’atteggiamento di fondo era radicalmente diverso.
Qui di seguito alcuni passaggi della ricostruzione della rivolta romantica fatta dal filosofo inglese:
“Da Platone in poi – dice Berlin – il nucleo centrale della tradizione intellettuale dell’Occidente poggia su tre pilastri: l’idea che i “massimi problemi” degli uomini siano in definitiva gli stessi lungo tutto il corso della storia; che siano in linea di principio suscettibili di soluzione; e che le soluzioni formino un tutto armonioso (perché una proposizione vera non può essere incompatibile con un’altra proposizione vera). …
Quanto alle vie più sicure che possono condurre a queste verità il dissenso è stato naturalmente assai ampio. Alcuni hanno creduto ( e credono) che esse si possano trovare nei testi sacri o nell’interpretazione che ne danno gli specialisti qualificati (sacerdoti, profeti , veggenti …) . Altri si affidano a esperti di un tipo differente: filosofi, scienziati, osservatori privilegiati … o, in alternativa, uomini semplici … esseri le cui anime sono pure. … Ma tutti, anche gli scettici più ostinati accettavano in parte questo quadro. …
Moralisti, antropologi, relativisti, utilitaristi, marxisti: tutti hanno creduto in un’esperienza comune e in fini comuni, in virtù dei quali gli esseri umani erano umani. … Nessuno negava che le domande fondamentali fossero in linea di principio suscettibili di risposta; e che una vita che si conformasse alle risposte vere avrebbe costituito la società ideale, ovvero l’età dell’oro. …
Tutte le utopie a noi note sono basate sulla possibilità di scoprire fini che da un lato siano oggettivamente veri – veri per tutti gli uomini in ogni tempo e in ogni luogo – e dall’altro si accordino armoniosamente fra loro. … Tutte le città ideali poggiano sui tre pilastri dell’ottimismo sociale dell’Occidente. … Da Bacone ai nostri giorni tutta una serie di pensatori è stata ispirata dalla certezza che una soluzione totale deve necessariamente esistere … che il regno dell’irrazionalità, dell’ingiustizia e della miseria avrà termine … verrà questa primavera dell’umanità, e allora, finalmente, gli uomini cesseranno di combattersi, uniranno le loro forze e collaboreranno per adattare la natura ai loro bisogni (come hanno auspicato i grandi pensatori materialisti, da Epicuro a Marx), o i loro bisogni alla natura (come hanno raccomandato gli stoici e gli ambientalisti moderni). …
Gli uomini possono essere troppo deboli, troppo inclini al peccato, troppo ignoranti, per scoprire in che cosa consista il modello perfetto, o per vivere in conformità ad esso una volta che l’abbiano scoperto. Ma le loro domande (come: «Devo cercare il potere, o il sapere, o la felicità? Devo cercare di fare il mio dovere o di creare oggetti meravigliosi?», «Devo forzare la volontà altrui?», «Devo cercare la libertà, o la pace, o la salvezza?») ammettono risposta soltanto se un tale modello esiste. …
Una delle conseguenze di questi presupposti fondamentali è che il conflitto e la tragedia non sono qualcosa di intrinseco alla vita umana. … I conflitti saranno sempre in linea di principio evitabili e l’elemento tragico presente nella vita è dovuto sempre a errori umani anch’essi evitabili”.
Questi presupposti, questi “pilastri dell’ottimismo sociale”, che fin dall’antichità classica “avevano governato il pensiero occidentale, nel primo quarto dell’Ottocento non erano più dati per scontati.
In quegli anni un’immagine nuova, e immensamente suggestiva, cominciava ormai a impadronirsi dello spirito europeo. È l’immagine dell’individuo eroico che impone la sua volontà alla natura o alla società: dell’uomo concepito non come il coronamento di un cosmo armonioso, ma come un essere che è «alienato» dal cosmo e cerca di sottometterlo e dominarlo. …
Troviamo, specialmente in Germania, poeti e filosofi i quali dicono che la cosa più nobile che un uomo possa fare è servire a ogni costo il proprio ideale interiore. Questo ideale può essere limitato al solitario individuo cui si rivela, può apparire falso o assurdo a tutti gli altri, può essere in conflitto con la vita e la mentalità del mondo cui questo individuo appartiene; ma egli ha il dovere di combattere e, all’occorrenza, di morire per esso.
E se l’ideale fosse falso? A questo punto interviene un radicale mutamento categoriale che segna una grande rivoluzione nella storia dello spirito umano. La questione se un ideale sia vero o falso non è più ritenuta importante, e anzi non è neppure del tutto intelligibile. L’ideale si presenta nella forma di un imperativo categorico: servi la luce interiore che è in te per il fatto che arde dentro di te, e per nessun’altra ragione. Fa’ quel che credi giusto, crea ciò che ritieni bello, modella la tua vita in armonia con quei fini che rappresentano il tuo scopo ultimo, rispetto al quale tutte le altre cose nella tua vita sono soltanto mezzi e cui ogni altra cosa dev’essere subordinata; questo, e nulla meno di questo, è ciò che ti si chiede. Gli imperativi, le richieste, gli ordini di assolvere determinati compiti non sono né veri né falsi, non sono proposizioni, non descrivono alcunché, non enunciano fatti, non possono essere verificati o confutati, non sono scoperte che io, poniamo, ho fatto ed altri possono controllare: sono mete.
Il modello valido per l’etica e la politica è d’un tratto cambiato: si è passati dall’analogia con le scienze naturali, o con la teologia, o con una qualsivoglia forma di conoscenza e descrizione dei fatti, a qualcosa che riprende i concetti di impulso e di meta in senso biologico e li combina con quelli della creazione artistica”. Ovvero con i concetti della dottrina dell’arte come libera creazione, nella quale le mete e gli ideali sono concepiti “come qualcosa che non viene scoperto, ma inventato”. … “Un artista, quando è impegnato nella creazione di un’opera d’arte, non trascrive da un qualche modello preesistente. … La creazione non è un tentativo di copiare un qualche modello platonico, eterno, fisso, già dato. Soltanto gli artigiani copiano: gli artisti creano”. …
L’atmosfera culturale che si andava affermando è così descritta da Berlin:
“L’egemonia della matematica, la sua influenza (per estensione e per analogia) su altre e diverse province del pensiero umano, e la fede nella salvezza mediante la conoscenza, non furono mai così forti come durante l’illuminismo. Ma alla fine del Settecento e con l’inizio dell’Ottocento troviamo ormai un disprezzo violento per le regole e le forme in quanto tali, cui si accompagnano arringhe appassionate in favore della libera autoespressione di gruppi, movimenti e individui, ovunque ciò potesse condurli. Gli studenti delle università tedesche impregnati di idealismo, e sotto l’influenza delle correnti romantiche dell’epoca, non sapevano che farsene di scopi come la felicità, la sicurezza, la conoscenza scientifica, la stabilità politica ed economica, la pace sociale; e guardavano anzi a tutte queste cose con disprezzo. Per i discepoli della nuova filosofia la sofferenza era più nobile del piacere, e il fallimento era preferibile al successo mondano, che aveva qualcosa di squallido, di opportunistico, e sicuramente poteva essere conquistato solo a un prezzo vergognoso, ossia tradendo la propria integrità e indipendenza, la propria luce interiore, la visione integrale che l’uomo aveva dentro di sé.
Essi credevano che a possedere la verità fossero le minoranze, e soprattutto coloro che soffrivano per le proprie convinzioni, e non le ottuse maggioranze; che il martirio fosse sacro sempre, in nome di qualsiasi causa; che la sincerità, l’autenticità e l’intensità del sentimento e, soprattutto, lo spirito di sfida – il che comportava una lotta perpetua contro le convenzioni, contro le forze oppressive della Chiesa e dello Stato, contro il filisteismo della società, contro il cinismo, il commercialismo e l’indifferenza – fossero valori sacri, anche se, e forse proprio perché, erano condannati al fallimento nel mondo degradato dei padroni e degli schiavi. Combattere, e se necessario morire, era un comportamento coraggioso, giusto e onorevole, mentre scendere a patti e sopravvivere era codardia e tradimento. Questi uomini erano i campioni non del sentimento contro la ragione ma di un’altra facoltà dello spirito umano, fonte di ogni vita e di ogni azione, dell’eroismo e del sacrificio, della nobiltà e dell’idealismo sia individuale che collettivo: la fiera, indomabile volontà umana libera da ogni pastoia.
Se l’esercizio di questa volontà causa sofferenza, se dà luogo al conflitto, se risulta incompatibile con una vita tranquilla e armoniosa, o con il raggiungimento della perfezione artistica, serena e non turbata dalla polvere e dal frastuono della battaglia per la pienezza della vita; se la rivolta contro gli dei dell’Olimpo condanna Prometeo al tormento eterno, ebbene, tanto peggio per l’Olimpo, e al diavolo l’idea di una perfezione che si può ottenere solo al prezzo di mettere in catene la volontà libera e indipendente, l’immaginazione senza briglie sul collo, il vento selvaggio dell’ispirazione che ‘soffia dove vuole’.
L’indipendenza, lo spirito di ribellione negli individui, nei gruppi e nelle nazioni, il perseguimento di certe mete non perché siano universali, ma perché sono mie, o sono quelle del mio popolo, della mia cultura: era questo l’orizzonte di una minoranza anche tra i romantici tedeschi, e il numero di quanti vi si riconoscevano nel resto dell’Europa era ancora inferiore. Eppure questi uomini impressero il proprio segno sul loro tempo e sul nostro. Nell’Ottocento nessun grande artista, nessun leader nazionale si sottrasse del tutto alla loro influenza. …
Gli ultimi centocinquant’anni sono stati, in certo senso, la scena di un conflitto e di un’interazione fra il vecchio ideale universale fondato sulla ragione e sulla conoscenza, e il nuovo ideale romantico che discende dalla nozione di creazione artistica e dalla brama insopprimibile di auto espressione e di autoaffermazione, o di auto immolazione, che è una forma rovesciata dello stesso fenomeno.
Se guardiamo all’ideale romantico dalla prospettiva dell’oggi, dopo tutto il bene e tutto il male che ha fatto, esso ci appare a un tempo luminoso e oscuro. …
È giusto condannare questo movimento per il mostruoso errore commesso con la teoria che la vita sia un’opera d’arte (o che se ne possa fare un’opera d’arte), che il modello estetico sia applicabile alla politica e che il leader politico sia, nella sua versione più alta, un artista sublime che plasma gli uomini in conformità al suo progetto creativo: una concezione che conduce a pericolose sciocchezze sul piano teorico e a una selvaggia brutalità sul terreno pratico. Ma c’è almeno un punto da segnare a suo credito: esso ha scosso in maniera permanente la fede nell’esistenza di una verità universale e oggettiva per quanto attiene alla condotta umana, e nella possibilità di una società armoniosa e perfetta, totalmente libera dal conflitto, dall’ingiustizia e dall’oppressione … un ideale in nome del quale il nostro tempo ha visto gli esseri umani sacrificare se stessi e i propri simili in numero maggiore di quanto, forse, sia mai avvenuto per qualunque altra causa in tutta la storia dell’umanità”.
Il movimento che alla fine del 1700 aveva dato avvio alla rivolta “era noto in Germania come ‘Sturm und Drang’ (tempesta e impeto) e destinato a ramificarsi nel romanticismo, nel nazionalismo, nell’espressionismo, nell’emotivismo e nel volontarismo, con le loro numerose varianti, e nelle molte forme contemporanee dell’irrazionalismo, di destra e di sinistra, che conosciamo tutti benissimo”.
(da Isaiah Berlin, Il legno storto dell’umanità, capitoli della storia delle idee, Adelphi 2013)
Immagine in evidenza: combat romantique classique, public domain from wikipedia commons
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