Magnifica humanitas, luci ed ombre /6

CAPITOLO QUARTO
“Custodire l’Umano nella trasformazione. Verità, Lavoro, Libertà”. 

In questo capitolo Leone XIV, dopo aver esaminato in generale il contesto in cui avviene la trasformazione tecnologica, analizza gli ambiti della quotidianità e delle relazioni umane che hanno subito trasformazioni radicali per opera della tecnologia. A questo proposito “la trasformazione digitale ci chiede di riscoprire la verità come bene comune, di tutelare la dignità del lavoro e di custodire la libertà contro ogni dipendenza e mercificazione”.

La verità come bene comune
“Strumenti che potrebbero favorire il confronto e la partecipazione vengono spesso impiegati per costruire narrazioni distorte e confondere i confini tra vero e falso, mescolando dati e opinioni. La disinformazione non nasce con l’IA, ma trova oggi in essa un moltiplicatore potente”. Ecco quindi la presenza delle fake news, strumenti creati per manipolare le menti, ma anche -il papa lo sottolinea -a  minare il tessuto sociale di una democrazia. A differenza dell’informazione automatizzata e centralizzata che la IA ci propone, abbiamo bisogno di una verità dei fatti, che nasce dalla possibilità di verifica, dalla trasparenza delle fonti e dalla loro attendibilità, dall’argomentazione con un soggetto responsabile delle affermazioni dette. Tutto questo non basta perché la verità di fatti si forma anche attraverso la relazione con esperti di fiducia, le cui pratiche sono conosciute e condivise, in un continuo confronto con una pluralità di voci. 

Attualmente “coloro che dispongono di potenti risorse tecniche ed economiche – e, con esse, anche di molte risorse umane per intervenire – hanno un’importante capacità di indurre cambiamenti culturali e, in ultima analisi, di convincere un numero significativo di persone su quale sia la verità sull’essere umano…”. A questa fotografia reale della situazione il papa aggiunge le considerazioni metafisiche della sua fede: “Dietro tutto ciò vi è una radice malata difficile da riconoscere: il fatto che l’uomo moderno è erroneamente convinto di essere il solo autore di se stesso, della sua vita e della società. È questa una presunzione, conseguente alla chiusura egoistica in se stessi”. A nostro parere “la chiusura egoistica” non è una caratteristica che appartiene alla modernità, ma ai singoli individui delle classi dominanti – in campo economico o culturale –  di ogni epoca, i quali hanno scritto e diffuso le loro versioni degli avvenimenti e della “verità dell’essere umano”, in funzione non solo e non tanto di un orgoglio luciferino quanto soprattutto del mantenimento e crescita del proprio potere (le Chiese, con singoli individui, non ne sono state immuni). Papa Prevosto propone, come risposta all’egoismo imperante, ” la verità universale sul bene riconoscibile dalla ragione umana” dimenticando che la sua stessa Chiesa ha dimostrato, durante la sua esistenza, di dover continuamente aggiornare ciò che credeva essere il Bene, l’etica eterna incisa nella coscienza.  Proprio l’esempio che Leone XIV propone, citando papa Francesco, cioè “affinché una società abbia futuro, è necessario che abbia maturato un sentito rispetto verso la verità della dignità umana” dimostra l’inesistenza di questo principio di verità fissato nei millenni. Il concetto di “dignità umana” ha subito  modificazioni e sostanziali cambiamenti: basti pensare, per quanto riguarda il cattolicesimo, alla necessità della pena di morte, al trattamento crudele nei confronti del diverso come l’eretico o l’ebreo, alla negazione della  stessa libertà religiosa, tutti elementi oggi – ma solo da poco- rovesciati completamente di senso e, nella loro nuova accezione, opposta alla precedente, diventati costitutivi del termine “dignità umana”. Troviamo in questo passaggio, e in tutta l’enciclica, la abituale miopia ecclesiastica di voler vedere prevalentemente, nei comportamenti religiosi dettati dalla propria fede, le persistenze e non cogliere i mutamenti, probabilmente per il timore che la famosa “continuità” dei principi venga messa in crisi.

Dopo queste annotazioni accettiamo l’argomentazione successiva del papa: “ La ricerca della verità è un elemento essenziale per la democrazia, che è essa stessa uno strumento di partecipazione al bene comune. Quando la domanda su ciò che è vero perde di interesse e prende piede un pragmatismo che si accontenta di ciò che appare utile o efficace, la vita democratica si indebolisce”. In questo paragrafo siamo tornati coi piedi per terra perché si parla, a nostro parere, di “verità dei fatti” nella loro concretezza, del tipo “E’ esistito un genocidio programmato dal nazismo oppure hanno ragione i negazionisti?”. Ed è calzante la citazione -da parte di papa Prevost – di Hannah Arendt: “i sudditi ideali non sono tanto quelli ideologicamente convinti, ma la gente per la quale la distinzione tra fatto e finzione (cioè, la realtà dell’esperienza) e la distinzione tra vero e falso (cioè, i canoni del pensiero) non esistono più”. Seguono poi le considerazioni del papa affinché ”la cultura che si genera nella rete non diventi strumento di eccessiva distrazione, di omologazione e di dominio, ma spazio in cui possano maturare libertà interiore e pensiero critico”.

L’Ecologia della comunicazione: né demonizzare né idolatrare
“Il primo compito che abbiamo è quello di non demonizzare né idolatrare gli strumenti, ma di governarli a partire da un punto fermo: la verità è un bene comune e non una proprietà di chi ha potere”. Preferiamo sostituire  al termine “verità”il termine “verità dei fatti” oppure il termine “conoscenza” per evitare quella ambiguità connotativa di intoccabile eternità che possiede, soprattutto nel linguaggio delle chiese, la parola “verità”. Quindi la “verità dei fatti” dovrà passare attraverso la predisposizione di norme che evidenzino le modalità con cui i contenuti vengono selezionati dalle nuove tecnologie e che tutelino i dati della persona. Il papa aggiunge all’elenco un giornalismo “serio”, luoghi di argomentazione e non di sfoghi emotivi, il rafforzamento dei corpi intermedi, famiglie più consapevoli e una scuola/università in grado di presentare un uso corretto degli strumenti digitali. Bisogna cercare di reagire alla situazione creatasi: “ la pervasività dei media digitali genera una cultura dell’immediatezza e dell’iperstimolazione, che alimenta stanchezza, noia e apatia di fronte alla fatica necessaria per cercare la verità”. Soprattutto la I.A non deve sostituire la ricerca personale che matura nel confronto con gli altri umani e nella rielaborazione individuale, paziente perché lenta, da parte dell singolo. Alcune ricerche, ricorda il papa, hanno fatto emergere quanto l’uso precoce del digitale possa incidere sul sonno, l’attenzione,  la regolazione emotiva, le relazioni; inoltre in rete vi sono anche ”fenomeni di adescamento, ricatto e sfruttamento sessuale dei minori”. Saranno perciò necessarie leggi che fissino limiti di età e la responsabilità di chi fornisce i servizi digitali.

La scuola
La sua centralità deve essere recuperata attraverso questo importante suggerimento del papa: “Lo sviluppo delle tecnologie informatiche e dell’IA rende rapidamente inadeguati programmi di studio pensati per un’altra epoca, mentre l’organizzazione della scuola, gli spazi, i metodi di valutazione e la stessa figura dell’insegnante chiedono di essere ripensati in vista di un’educazione realmente integrale, aperta a tutte le dimensioni della persona. È necessario sostenere la formazione continua dei docenti lungo tutto l’arco della vita professionale, perché sappiano dialogare in modo positivo con le nuove tecnologie, aiutando gli studenti a farne un uso responsabile, critico e creativo”. Il ruolo dei docenti sarà fondamentale nell’affrontare l’eccessiva“frammentarietà” del sapere, la difficoltà a connettere le informazioni e a darne un senso. La scuola deve promuovere “una vera igiene dell’attenzione”,  fornire contesti e sistemi in cui inserire le conoscenze,  sviluppare negli allievi il pensiero critico e, insieme, educare alla libertà e alla responsabilità, attraverso “relazioni affidabili”.

La dignità del lavoro nella transizione digitale
Il lavoro come elemento che “esprime e accresce la dignità della vita”, viene trattato dal paragrafo 150 al paragrafo 164 e di esso ci limitiamo a segnalare alcuni concetti generali:
1) La disoccupazione non deve essere il risultato della maggior efficienza del sistema: “ L’obiettivo di maggiori profitti non può giustificare scelte che sacrificano sistematicamente l’occupazione, perché la persona umana è fine e non mezzo, e l’ordine economico deve rimanere sottoposto alla sua dignità e al bene comune.”
2) La seguente valutazione sarebbe, secondo noi, valida anche quando si giudica la storia passata del cristianesimo: ”… dobbiamo riconoscere che ogni transizione reale procede per discontinuità: è disuguale, frammentaria, talvolta conflittuale. Non esiste quindi un modello di cambiamento unico, né una soluzione globale: esistono territori e storie che chiedono risposte diverse”.
3) Non basta aver elaborato una legislazione sul lavoro perché siamo “di fronte alle trasformazioni portate dall’IA, dalla nuova organizzazione dei mercati e dalla competitività che raramente si preoccupa della sostenibilità sociale. È necessario un nuovo sforzo convergente di responsabili politici, organizzazioni dei lavoratori, mondo imprenditoriale e comunità scientifica per elaborare in tempi rapidi regole e tutele adeguate e condivise, anche a livello internazionale”.
4) Nuova gerarchia di valori economici: “ serve una responsabilità d’impresa che includa la qualità e la dignità del lavoro tra gli indicatori di successo…la libertà economica non è assoluta e va sempre misurata sul bene comune e sulla dignità di ogni persona…Si rileva la necessità di superare gli attuali parametri di misurazione del grado di sviluppo – da oltre ottant’anni ancorati al concetto di Prodotto Interno Lordo – che tralasciano quasi sistematicamente profili essenziali per il benessere complessivo delle persone e dell’ambiente”.
Infine 5) “La finanza per la finanza è cosa ben diversa dalla finanza per lo sviluppo e per la creazione e l’evoluzione del lavoro…nell’epoca dell’IA e della robotica non è più possibile affidarsi alla sola “mano invisibile” del mercato”.

Custodire la libertà contro dipendenza e mercificazione
Non commentiamo per ragioni di spazio i paragrafi riguardanti “La famiglia e i giovani” (165-169); terminiamo il quarto capitolo con il tema del l’effetto della rivoluzione digitale sulle libertà umane perché “è urgente promuovere un uso delle tecnologie che rafforzi la libertà interiore: educazione alla sobrietà digitale, protezione dei minori e contrasto a modelli che prosperano sulla vulnerabilità”. La raccolta di dati e l’uso di sistemi algoritmici stanno creando un immenso controllo sociale ed un nuovo potere, quello di prevedere e orientare i comportamenti umani. Si tratta di un potere che secondo Leone XIII, “finisce per modellare opinioni e scelte, generando conformismo e autocensura”. L’origine di queste scelte sta nel pensare che la persona possa essere un oggetto da manipolare o da ottimizzare in funzione del profitto economico.

Spezzare le catene delle nuove schiavitù
La nuova economia che nasce dalla rivoluzione digitale non è qualcosa di magico ma “proviene da una lunga catena di mediazioni, da una rete estesa di risorse naturali, di infrastrutture energetiche e, soprattutto, di persone”, cioè milioni di lavoratori che eseguono “attività poco visibili ma essenziali”. L’estrazione delle risorse per la produzione dei microprocessori vede la presenza “in alcune regioni del mondo, adolescenti e bambini che lavorano in condizioni pericolose”. Papa Prevosto denuncia anche “ certe logiche di indebitamento strutturale, che mantengono interi popoli in condizioni di dipendenza, rivelano la stessa mentalità che accetta, in forme nuove, relazioni di subordinazione vicine alla schiavitù”. Altrettanto vergognoso è l’uso delle piattaforme digitali da parte di reti criminali per organizzare traffici illeciti d’ogni tipo, compresa la tratta di esseri umani. “La lotta contro le nuove schiavitù è un banco di prova decisivo per il discernimento etico dell’IA e della trasformazione digitale”: il bene comune e la dignità del’uomo devono diventare il criterio di ogni orientamento politico. sociale o personale.

Segue una coraggiosa e forte denuncia del papa riguardo ai comportamenti ingiusti tenuti dalla sua Chiesa per aver tollerato troppo a lungo la presenza della schiavitù: “È vero che gli eventi del passato non possono essere giudicati astoricamente, come se tutti i criteri maturati nel tempo fossero sempre stati disponibili. Tuttavia, non possiamo negare o minimizzare il ritardo con cui la Chiesa e la società hanno condannato il flagello della schiavitù…”.

Il capitolo si conclude con la valutazione del “nuovo colonialismo” e  con le intense e addolorate parole di Leone XIV, che non teme di andare fino in fondo nell’opera necessaria di “purificazione della memoria”: “Si tratta di una ferita nella memoria cristiana a cui non possiamo considerarci estranei.  È inevitabile provare un profondo dolore considerando l’enorme sofferenza e umiliazione che la schiavitù ha significato per tante persone, in contrasto con la loro dignità senza limiti, amata infinitamente dal Signore. Per questo, a nome della Chiesa, domando sinceramente perdono”.

Per quanto riguarda il neo colonialismo: “Il colonialismo ai nostri giorni mostra un volto inedito. Non domina solo i corpi, ma si appropria dei dati, trasformando le vite personali in informazioni sfruttabili”. Per evitare abusi di ogni sorta il papa propone tre punti: 1)”la trasparenza delle filiere che sostengono l’industria tecnologica e l’economia digitale”; 2) “è necessario che imprese e investitori assumano chiari criteri di verifica etica preventiva…”; 3) “le piattaforme digitali devono essere chiamate a cooperare in modo responsabile con le autorità e con la società civile”. Il papa conclude esortando prima gli organismi statali a governare i nuovi processi tecnologici senza soffocarli, poi le imprese affinché pongano il lavoro e la dignità dell’uomo come obiettivo centrale, infine i corpi intermedi, le comunità educative ed i cittadini tutti a ricostruire un tessuto di legami basati sulla responsabilità, il discernimento, “il senso del vero”.

Immagine in evidenza: Journolink Journolink from wikipedia commons

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