IN CONTRASTO CON LA “FIDUCIA SUPPLICANS” DI PAPA FRANCESCO
Nessuna benedizione per le coppie omosessuali nelle Chiese africane

L’11 gennaio 2024 segna, attraverso il documento del Simposio delle Conferenze episcopali dell’Africa e Madagascar (a rappresentanza di circa 700 vescovi cattolici), una frattura profonda tra la Chiesa Africana e la Chiesa di Francesco soprattutto per le motivazioni espresse a sostegno del rifiuto della benedizione alle coppie “diverse”.

La sintesi del documento, che si può leggere su Avvenire, dopo il doveroso riconoscimento dell’autorità del Vescovo di Roma e l’accettazione della Dichiarazione del Papa nella parte che conferma la dottrina tradizionale sul matrimonio, indica, in due punti centrali, l’impossibilità di concedere la benedizione sul suolo africano.

In primo luogo, questa decisione (non offrire benedizioni a coppie dello stesso sesso) deriva dalla preoccupazione per la potenziale confusione e lo scandalo all’interno della comunità ecclesiale”. I cattolici africani, laici e clero, non capirebbero una scelta che si muove, così scrivono i vescovi, in direzione opposta al Catechismo della Chiesa n.2357, al Primo Testamento (in particolare Levitico e Genesi) e a Paolo nella Lettera ai Romani.

Emerge una modalità di lettura della Bibbia sostanzialmente fondamentalista, che legge in maniera letterale quella che viene definita la “Parola di Dio”, come se non vi fossero brani, concetti e pratiche bibliche comprensibili soltanto nel loro contesto storico, ma totalmente superati oggi (pensiamo agli stermini di innocenti ordinati dal Dio Signore degli eserciti).

Non basta appellarsi a Sodoma, come fanno i vescovi africani, per essere giustificati nel loro rifiuto: se avessero consultato i testi di teologi cattolici avrebbero capito che la distruzione di Sodoma e Gomorra non riguardava l’amore omosessuale, ma la violenza contro il forestiero; avrebbero capito che non tutte le idee attribuite a Paolo sul rapporto uomo – donna sono oggi proponibili; avrebbero relativizzato le norme contenute nel Levitico perché inattuali e molte, se riaffermate nella nostro tempo, francamente ridicole. Per quanto riguarda il Catechismo della Chiesa (promosso da Ratzinger nel 1992) non è un testo intoccabile per i cattolici tanto che proprio nella parte dei diritti umani è stato modificato da papa Francesco. 

In secondo luogo, “il contesto culturale africano, profondamente radicato nei valori della legge naturale in materia di matrimonio e famiglia, complica ulteriormente l’accettazione delle unioni di persone dello stesso sesso, in quanto viste come contraddittorie rispetto alle norme culturali e intrinsecamente corrotte.” Stavolta i vescovi si appellano alla cultura popolare, di massa, che in Africa si richiamerebbe, a loro parere, alla cosiddetta “legge naturale” che giudica “corrotte” le unioni di persone dello stesso sesso. 

L’Africa è un vasto continente in cui si sono intrecciate storie diversissime di popoli e culture e le pratiche famigliari sono state, nel corso della storia, differenziate, così come il ruolo della donna e i rapporti tra i generi. Non tutto ciò che sopravvive oggi, in termini di costumi ed usanze, deve essere conservato ed ancor meno rispettato. Per fare un esempio, l’educare le persone ad interrompere la pratica dell’infibulazione non è un gesto di colonialismo, non è l’intervento di una morale “imperialista”, ma il tentativo di fare crescere l’autonomia dell’individuo, con i suoi diritti inalienabili e la sua dignità integra.

L’aver registrato – da parte dei vescovi – il ritardo culturale della società africana nell’accettare la benedizione di “fratelli e sorelle” diversi e averlo segnalato nel documento come ostacolo alla benedizione non è una giustificazione del loro operato, bensì una aggravante della loro incapacità di essere protagonisti di cambiamenti, magari lenti e graduali, ma necessari. 

Eppure, pur volendo mantenere il rifiuto alla benedizione, una risposta alternativa era possibile: i vescovi avrebbero potuto ammettere che essi si sarebbero impegnati a realizzare le condizioni perché in futuro la benedizione venisse effettuata anche in Africa. Avrebbero così dato un segnale differente e si sarebbero distinti da paesi come l’Uganda, il Sudan, la Nigeria settentrionale, la Somalia, in cui le persone gay rischiano la fustigazione, l’ergastolo o addirittura la pena di morte. Non lo hanno fatto e ne sono indirettamente complici.

Conclude il documento dei vescovi: “Le benedizioni extra liturgiche proposte nella dichiarazione Fiducia supplicans non possano essere realizzate in Africa senza esporsi a scandali”. Non era un certo Gesù di Nazareth colui che annunciava un messaggio “scandaloso”, per la società dell’epoca, frequentando persone ritenute di moralità inesistente come le prostitute, e che esortava i suoi discepoli a diffondere sia il suo messaggio sia il suo comportamento “andando come pecore in mezzo ai lupi…e sarete odiati tutti per causa mia”.

In Africa i vescovi stanno assecondando il loro Mondo, con la sua legislazione criminale, invece di andare contro corrente come avrebbe fatto il loro Maestro. 

L’immagine in evidenza è tratta da: avvenire.it

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