MELONEIDE
Il tetto che scotta

Il discorso di insediamento della nuova premier Giorgia Meloni ha ricevuto molti apprezzamenti per il fatto che in esso la parola più ricorrente è stata “responsabilità” (a ruota viene l’espressione “interesse nazionale”).
Giusto. Però non esageriamo con gli elogi preventivi.
L’unica cosa sensata da fare è mettere da parte tanto le polemiche inutili come i frettolosi entusiasmi e prendere sul serio Meloni quando dice che vuole essere giudicata nel merito delle sue proposte e dei suoi provvedimenti e non in modo ideologico. Noi abbiamo cominciato a farlo già prima che diventasse premier e pensiamo di proseguire su questa strada. Qui di seguito prendiamo in considerazione alcune specifiche affermazioni fatte da Giorgia Meloni, durante il discorso di insediamento, nel presentare una delle proposte del suo Governo che probabilmente verrà inserita nella prossima e imminente Legge di bilancio: l’innalzamento del tetto all’uso del contante.

La prima affermazione riguarda la correlazione tra tetto al contante e contrasto all’evasione fiscale.
Precisamente, Giorgia Meloni ha detto: “Metteremo mano al tetto al contante”(Salvini ha depositato una proposta di legge per portare il tetto dagli attuali 2.000 euro a 10.000 – ndr). Ed ha aggiunto: “La Germania e l’Austria non hanno un tetto al contante. … Lo dirò con chiarezza: non c’è correlazione fra l’intensità del limite al contante e la diffusione dell’economia sommersa. Ci sono Paesi in cui il limite non c’è e l’evasione è bassissima”.

Alcuni studi mostrano invece che limitare l’uso del contante impatta (per usare un vocabolo caro alla Meloni) positivamente nella riduzione del sommerso. Ad esempio lo studio condotto proprio nel nostro Paese dalla Banca d’Italia nel 2021 si conclude con queste affermazioni: Un aumento della quota di transazioni in contanti determinerebbe, a parità di condizioni, un incremento dell’incidenza dell’economia sommersa; il lavoro mostra che le restrizioni all’uso del contante possono essere efficaci nel contrasto all’evasione fiscale.

Meloni non può pensare che quella della Banca d’Italia sia una posizione ideologica. Esprime invece un parere tecnico, di competenza, di un Ente pubblico che rappresenta la massima autorità in materia di finanza, in materia di uso del denaro. Il parere della Banca d’Italia è basato su dati non su opinioni politiche o convenienze di partito.

In sintesi: gli esperti dicono che gli studi finora condotti sono pochi e non consentono di dare una risposta definitiva al problema, ma le ricerche scientifiche realizzate mostrano che una correlazione ci può essere. E nel caso dell’Italia ne è stata mostrata l’esistenza.

Meloni afferma il contrario, in base a quali evidenze scientifiche?
Mancando di esse la neo-premier supporta il suo ragionamento dicendo che  ci sono Paesi in cui il limite non c’è e l’evasione è bassissima. Ma qui è la logica che viene a mancare nel suo ragionamento.

Il fatto che in un Paese come la Germania non ci sia una diffusa evasione fiscale pur non essendovi alcun un limite all’uso del contante non dimostra alcunché. Nessuno ha mai sostenuto che la correlazione tra un alto tetto al contante e una diffusa evasine fiscale sia una legge generale del comportamento valida sempre e ovunque. In Germania l’evasione fiscale è bassissima perché i tedeschi sono da sempre propensi ad adempiere agli obblighi fiscali. Come dire, sono abituati a farlo, così come sono abituati ad usare strumenti di pagamento che consentono la tracciabilità. Non c’è bisogno di introdurre limiti all’uso del contante o altri particolari incentivi. In Italia la propensione ad evadere il fisco è invece piuttosto diffusa. Secondo un rapporto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel 2017 il tax gap (la differenza tra quanto lo stato stima di dover ricevere con le tasse e quanto invece effettivamente riceve) ammontava a oltre 108 miliardi di euro. Tra il 2014 e il 2019 l’evasione fiscale ha raggiunto un valore medio pari a circa 93,5 miliardi di euro l’anno. L’introduzione di misure che disincentivino il fenomeno si rende pertanto necessaria. La limitazione all’uso del contante è una di esse. Da quando è stata introdotta ha consentito un significativo aumento del gettito fiscale, come documentato nello studio di cui sopra condotto dalla Banca d’Italia.

Per sostenere la sua proposta, la premier ha anche affermato di condividere la posizione di Matteo Salvini, secondo il quale favorire l’uso del contante è favorire “il buonsenso, meno burocrazia e più libertà” mentre, aggiunge la Meloni, la moneta elettronica, che è “privata“, “penalizza i più poveri”. E perché mai? La spiegazione la fornisce il parlamentare leghista Alberto Bagnai: «Imporre l’uso della moneta elettronica crea problemi di esclusione finanziaria per le fasce più fragili, comporta costi vivi di tenuta di un conto corrente bancario, espone ai rischi connessi alle interruzioni del servizio dovute ad attacchi hacker e a black-out».

Come si può vedere è un arrampicarsi sui vetri per sostenere prese di posizione che con la preoccupazione per i poveri non hanno nulla a che fare. Quanti sono i poveri che subirebbero una grave penalizzazione ed esclusione  per una norma che consente “solo” 2000 euro a transazione in denaro contante?

Il fatto che ci sia un tetto di 2000 euro (com’è oggi) per ogni singola transazione che si effettua usando denaro contante non è un limite che può preoccupare neanche chi, come la maggior parte dei lavoratori dipendenti, ha uno stipendio mensile molto al di sotto di quel tetto.

Su questo aspetto, l’osservazione più chiara e pertinente è quella espressa da Mario Seminerio nella newsletter di Phastidio.net del 27 Ottobre scorso: “Restano i capisaldi della destra, ogni volta che va al governo. Cioè oliare le transazioni non tracciabili, ritenendo che ciò spinga i consumi, e cercare soldi per coprire spese ma senza innalzare in permanenza la pressione fiscale. Oltre a soddisfare i blocchi sociali di riferimento. E infatti nel programma di Fratelli d’Italia è prevista la revoca dell’obbligo di Pos per il nostro peculiare e leggendario “commercio di prossimità”. E l’Europa non si intrometta, in caso”.

C’è poi da considerare il modo in cui la neo-premier ha introdotto la sua proposta: “Sono d’accordo con il ministro del Pd Padoan” (Ndr: Giancarlo Padoan ha fatto il ministro dell’economia durante i governi Renzi e Gentiloni ed ha portato il tetto al contante da 2.500 euro a 3.000).
A parte l’esiguità dell’aumento, Meloni ha tralasciato di dire che lo stesso Padoan ha poi dichiarato di essersi pentito della decisione adottata considerandola non appropriata alla realtà italiana (dal che ne discende che Meloni è d’accordo con una misura che il ministro che l’ha utilizzata l’ha anche considerata sbagliata). Ed ha inoltre tralasciato ogni riferimento al fatto che i governi Renzi e Gentiloni hanno contemporaneamente introdotto specifiche misure per contrastare l’evasione fiscale (misure che si sono rivelate efficaci quali l’obbligo di fatturazione elettronica e l’obbligo di accettare pagamenti col bancomat) cioè misure di tracciabilità dei pagamenti. Dal luglio 2020, poi, il tetto è stato fissato a 2000 euro ed era previsto dal Governo Draghi un ulteriore abbassamento a 1000 euro a partire dal Gennaio 2023.

Meloni e il suo governo non amano strizzare l’occhio a chi evade il fisco facendo pagamenti in nero? Bene, dica con quali misure intende disincentivare l’evasione prima di/piuttosto che modificare misure esistenti che hanno mostrato di dare buoni, anche se parziali, risultati.

Se la disponibilità più volte espressa da Giorgia Meloni a prestare attenzione alle critiche purché non siano puramente ideologiche non è fuffa retorica, questa è una occasione per dimostrarlo: si confronti con chi ne sa più di lei, rifletta sui saggi e documentati consigli della Banca d’Italia e non alzi il tetto al contante, che è un modo per assecondare cattive abitudini di tanti nostri fratelli italiani.

L’immagine in evidenza è tratta da: ansa.it

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