Cosa può ridare le ali alla sinistra ?

Su YouTube (a questo link ) c’è il video della presentazione del libro di Matteo Renzi “Un’altra Strada” tenutasi  a Castenedolo (BS) Il 29 Marzo scorso. In quella occasione, il giornalista Paolo Mieli ha rivolto all’ex premier alcune interessanti domande relative all’andamento delle vicende politiche del nostro Paese, ottenendo delle altrettanto interessanti risposte. Ad un certo punto della chiacchierata, Mieli ha posto il tema del possibile ritorno in campo di Renzi, il quale ha chiarito che da parte sua non c’è un’ansia in tale direzione. L’intervistatore ha allora posto la questione più generale del ritorno della sinistra al governo del Paese. Renzi ha fatto intendere che a suo parere, pur essendo l’attuale situazione economica piuttosto preoccupante, il ritorno della sinistra al governo non è una prospettiva a brevissimo termine. Bisogna saper attendere, ha detto.
Su questo punto la discussione procede nei seguenti termini:
Mieli: C’è una legge elettorale proporzionale per cui bisogna ottenere il 51% (ma mettiamo pure che si possano ottenere maggioranze parlamentari anche con il 44- 45%). L’intera sinistra, mal calcolata, è intorno al 20% o qualcosa di più. Dove si becca il resto? Si può anche aspettare, ma se un partito deve prenderselo da solo il 44%, altro che aspettare!
 Ai vostri confini c’è Forza Italia, il M5s, la Lega non la considero neanche ai vostri confini. Questa è una legge elettorale che costringe a fare alleanze dopo le elezioni. Veramente, io mi domando spesso quando mi trovo a scrivere di queste cose: il PD con chi può legittimamente pensare di allearsi? (Non mi dica quelle storie che si dicono sempre nella sinistra: le associazioni, i volontari, i preti, ecc. . Alla disperata si può dire anche quello, ma io parlo di voti parlamentari). Come si fa?
Renzi: La sinistra deve capire, in Italia, in Europa, nel mondo, che non si vince a sinistra ma si vince al centro. È evidente che il presupposto è che non ci si può dividere a sinistra. Quand’è infatti  che nel corso degli anni del nostro governo abbiamo iniziato a perdere? Noi abbiamo vinto tutto, nessuno ha vinto quanto noi. Poi ad un certo punto abbiamo iniziato a perdere. Quando? Il primo caso è stato la Liguria, dopo le primarie Paita-Cofferati. Cofferati perse le primarie, ruppe l’accordo e il centro-sinistra perse rispetto al centro-destra per pochi voti. È stato decisivo l’atteggiamento della sinistra “radicale” (chiamiamola così). Questa divisione (che poi si ripeterà anche al Referendum ma non solo al Referendum, anche alle Elezioni ma non solo alle Elezioni) nasce da un presupposto che una parte della sinistra ha e che consiste nel ritenere la mia persona, la mia squadra, il mio governo, pericolosi conservatori e che fuori dall’esperienza del governo Renzi vi fosse il marxismo-leninismo rivoluzionario come grande alternativa. Non è andata così. Fuori della nostra esperienza di governo c’è il salvinismo e il populismo. Allora che cosa penso? In Italia, in Europa e nel mondo, secondo me, la vittoria sarà riuscire a recuperare quello che una volta si sarebbe chiamato il Centro. Che non vuol dire quelli moderati, quelli buoni. No, vuol dire persone che non hanno necessariamente un impianto ideologico e culturale di sinistra o di destra, che magari cambiano anche posizione (perché, vivaddio,non siamo più ai tempi in cui chi votava DC o PCI o PSI non solo non poteva neanche immaginare di votare un altro partito ma faceva fatica anche a dare la preferenza a qualcuno di un’altra corrente dello stesso partito). Oggi il meccanismo è diverso. C’è un’area importante, che io giudico intorno al 20 – 30 per cento, che è decisiva per il futuro del Paese. E questo spazio oggi è sostanzialmente non colmato dall’offerta politica. C’è uno spazio politico interessante che nei prossimi mesi dovrà, in qualche misura, essere colmato da qualcuno. Lì si vince.
È un ragionamento un po’ provinciale? No. Oggi nel Regno Unito sta accadendo una cosa simile. Se c’è quel bel caos della brexit (colpa di David Cameron che ha fatto un referendum in un momento in cui non andava fatto; colpa di Theresa May, l’attuale primo ministro, che ha gestito male la situazione) vi è una enorme responsabilità anche dell’opposizione di sinistra, del Labour Party, dove Jeremy Corbyn, l’attuale leader, si è più preoccupato di fare gli interessi suoi e del suo partito che non quelli del suo pese. Non è una novità che nel Regno Unito si sta ragionando di creare qualcosa di nuovo. Vale solo per il Regno Unito? C’è un grande dibattito tra “centristi” (li chiamano così) e “socialisti” in America. Può darsi che le primarie democratiche americane le vinca Bernie Sanders (io non credo), ma se le vince Bernie, Tramp ha la certezza della rielezione. Spiace dirlo ma potrebbe essere la stessa cosa per la Elizabeth Warren, la senatrice più “radicale”, più socialista, che compete con un certo furore e una qualche vis agonistica non banale.
La sintesi qual è? Questo dibattito tra sinistra estrema e riformista va avanti da decenni. Ma è un dibattito particolarmente vivo e vero oggi qua. Quando io sento dire ”ricompattiamo la sinistra perché così vinciamo”, io dico che ricompattare la sinistra non basta per vincere e che, per vincere, bisognerebbe fare non solo l’analisi della sconfitta ma l’analisi della vittoria. Cioè: è successo una volta che la sinistra abbia preso il 40%, una volta, il 2014. È successo una volta che un partito politico abbia governato 16 regioni, con noi. Perché? Perché c’è stato un periodo in cui le abbiamo vinte tutte? Perché eravamo credibili, non soltanto per i nostri ma anche per il Centro. Verrà qualcuno che tornerà ad essere credibile per il Centro? Io penso di si. Ma lì è la sfida. E penso che questa sfida naturalmente sia una sfida che vada vinta su principi di buon senso. Se dici che vai a fare l’accordo con i gilet gialli non sei di buon senso. Se fai quota 100 non sei di buon senso, perché stai costringendo le nuove generazioni a non avere la pensione per mandare un anno prima in pensione chi potrebbe aspettare un anno. Se tu vai a raccontare che alla fine l’unico modo che conta per risolvere i problemi è dare una pistola a tutti, non sei di buon senso, stai creando un clima per il quale ti arriva qualcuno con la pistola a scuola, che è il trampismo.
L’estremismo di Salvini e Di Maio avrà bisogno di un contraltare, che non sarà l’estremismo di sinistra ma sarà la vittoria al Centro, io la penso così.
 
Mieli: Fammi fare una chiosa. Un conto è quello che tu hai delineato per il PD, e io concordo: il PD deve trovare un baricentro più equilibrato e quindi interlocutore di quello che tu hai chiamato il Centro. Però non possiamo sfuggire al discorso che abbiamo fatto prima: il centro richiede delle organizzazioni politiche autonome, richiede gente che intercetta quel voto, un bacino che come tu hai detto è del 20-30% e che tra l’altro deve rendersi dinamico su quella che è la fine di Forza Italia. FI è stata una cosa importantissima che ebbe quasi il 40% dei voti e che si estingue così, regalando tutti i suoi voti alla Lega, senza che ci sia uno che ci lavori. Anche questo è il discorso sul Centro. Qualcuno deve lavorare per ricostruire una o più forze politiche di centro con le quali la sinistra farà alleanze. … Perché tutti dovete mettervi in testa che con l’attuale sistema elettorale non succederà più quello che succedeva a volte nella seconda repubblica: un partito solo che governava con degli interlocutori minimi. Oggi bisogna costruire alleanze come quella che c’è attualmente, magari meglio assortite … Non voglio dire che a fare questo centro devi occupartene tu. Secondo me questa è una sciocchezza e chi la dice non vuole il tuo bene. Però certo incoraggiare un mondo a crearla questa realtà rende possibile il secondo tempo della partita che hai descritto in questa serata. L’abilità della politica sta anche nel costruire una risposta politica. … Insomma questo problema andrà risolto.
Renzi: Si, è un grande tema. Difficile da affrontare. … Per ora la mia è una battaglia sui contenuti, sulle idee che dobbiamo avere per affrontare temi come i salari, l’immigrazione …  Insomma vorrei una sinistra che prima di ragionare con chi allearsi decidesse quali sono i punti fondamentali … Vorrei  soprattutto che tornassimo ad avere il gusto di affrontare il futuro senza paura (il contrario dell’atteggiamento populista).

 Questa riflessione sulla situazione politica attuale e sull’importanza del Centro richiama alla nostra memoria un’altra interessante intervista, rilasciata un anno fa, poco dopo la sconfitta elettorale del PD, da Alastair Campbell ( lo spin doctor architetto del New Labur di Tony Blair) al quotidiano Il Foglio (pubblicata il 6 aprile 2018 a firma di Paola Peduzzi).
Stante il momento storico in cui è avvenuta l’intervista, quello della crisi della sinistra riformista è stato, naturalmente, un tema centrale (non a caso il giornale di Cerasa ha presentato l’intervista col titolo “La sinistra senza le ali”).
Che cosa, secondo Campbell, tarpa le ali alla sinistra?:

  • Invece di guardare al futuro guardiamo al passato: “La politica dovrebbe dare prospettive per il futuro e invece si aggrappa al passato, anche noi siamo abbarbicati al passato… I conservatori nel Regno Unito ancora si definiscono sulla base del thatcherismo, e la Thatcher ha lasciato Downing Street nel 1990. Il Labour ha fatto un salto ancora più lungo, all’indietro, s’è immerso negli anni Sessanta-Settanta. Come si può avere una visione se si è impantanati nella nostalgia?
  • Il Centro è sguarnito: I leader che si aggrappano al passato o al breve termine sono destinati a scontrarsi con la realtà che è fatta di conti da far quadrare, di offerte concrete e di richiesta di risultati. “Bisogna utilizzare questo tempo per inventare e immaginare, creare una prospettiva”…
    “Non si fa che chiacchierare di un partito nuovo fondato e animato da moderati europeisti, non so quante volte sono stato interpellato sulla questione. Ma nel sistema britannico un terzo partito non può sopravvivere a lungo. Basta vedere i liberaldemocratici: erano loro il terzo partito, moderato ed europeista, e non ci sono quasi più”. L’esperimento di  En Marche, in Francia, è riuscito perché “quella è una repubblica presidenziale, Macron era il candidato all’Eliseo, non c’era solo un movimento, c’era anche un leader: è questo che fa la differenza”…
    “L’unica strada che vedo per traghettare il progressismo verso il futuro è quella delle idee e dei giovani, soltanto lì si troveranno le risposte. Non parlo nemmeno più di destra o di sinistra. È il centro che è sguarnito, e deve trasformarsi in una calamita”. Come ancora non si sa.
  • Mancanza di un leader: “Oggi  -dice David Brooks sul New York Times – il momentum è chiaramente nella direzione dell’autoritarismo. In parte perché questa parte ha personaggi riconoscibili e temerari alla guida. Ma in parte anche perché se ti fermi un attimo e ti chiedi quale sia il leader globale del campo liberal-democratico non ti viene in mente nessuno”. Campbell condivide, anche se un nome gli viene in mente: Emmanuel  Macron. Ma è una eccezione.
    Quando parla della vicenda Brexit, Campbell dice: “Anche nella battaglia sulla Brexit, così chiara, così semplice, pro o contro l’Europa, si capisce che manca l’ingrediente principale, un leader”.

Ma Campbell si dichiara ottimista, dice di aver fiducia nel fatto che le cose possano cambiare: “In Italia il Partito Democratico è andato su su e poi è sceso giù giù, in pochissimo tempo, e in questi cambiamenti rapidi c’è il fallimento ma anche la fiducia che altrettanto rapidamente si può risalire. Bisogna guardare avanti e trovare le idee, immaginare una visione: può accadere di tutto, in tempi brevissimi”. …
“Ho intervistato di recente Al Gore –dice- ed è stata una conversazione molto interessante, perché ha ribadito che la democrazia ha anticorpi molto forti, basta che non ci distraiamo troppo, bisogna combattere ed essere testardi”.

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Una risposta

  1. 1 Giugno 2019

    […] del nostro paese di una formazione di centro (sollevata con forza da Paolo Mieli nel corso di una conversazione/intervista con l’ex premier Matteo Renzi e ripresa da vari commentatori tra cui Angelo Panebianco sul Corriere Della Sera).  In estrema […]

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