TRA I NEMICI DELLA DEMOCRAZIA
Le Teocrazie marciano a braccetto contro le  Democrazie occidentali

Teocrazia islamica e teocrazia cristiana, nemiche nella spartizione del mondo, ma simili  nel contrasto alla democrazia.

Abbiamo sostenuto in alcuni post recenti che per i Fratelli Mussulmani e per gli Ayatollah dell’Iran la subordinazione del potere politico a quello religioso è la norma e deve realizzare una teocrazia, basata sulla sharia.
In particolare, l’Iran degli Ayatollah si è posto a capo del cosiddetto “Asse della resistenza” (alleanza informale cui aderiscono Stati come la Siria di Bashar al Assad, Herzbollah, Hamas, milizie irachene e Houthi yemeniti) con l’obiettivo dichiarato di indebolire prima e distruggere poi definitivamente lo Stato di Israele, visto come un caposaldo dell’Occidente democratico nella regione del Medio Oriente e quindi come una presenza corruttrice del tradizionalismo islamico sulle cui basi l’Iran mira a costituire in quella regione un impero teocratico formato da realtà statuali nelle quali vigerebbe la sharia.

La sharia, “la via” o “il sentiero”, derivante dal Corano o dalla Sunna – cioè fatti riguardanti Maometto – è un sistema di norme che costituiscono la legge islamica. Un’organizzazione politica oppure uno stato possono adottarla come base del proprio statuto o ordinamento giuridico, qualche volta combinandola con leggi  moderne.
 
La sharia interviene in ogni ambito della vita istituzionale, sociale, personale (matrimonio, divorzio, alimenti vietati, eredità, custodia dei figli, pratiche sessuali illecite e tutti i cosiddetti diritti civili) e prevede l’Islam come religione di stato, con possibilità di praticare in privato una fede diversa (ammessa la libertà in foro interiore) ma senza poter fare proseliti (negata la libertà in foro esteriore). Rispetto alla forma di governo, la sharia, che predilige monarchie e oligarchie, può accettare la formula democratica della presenza di diversi partiti, anche laici, ma non ammette che un parlamento o un organo legislativo possa promulgare leggi in contraddizione con la sharia stessa. 

Questa concezione della vita pubblica e privata, come abbiamo più volte evidenziato, ha avuto ed ha un ruolo determina nella storia ormai centenaria del conflitto arabo – israeliano nel senso che ad essa è riconducibile la difficoltà che ha incontrato qualsiasi tentativo di ricomporre tale conflitto attraverso normali, pragmatici, politici accordi di pace.

È possibile che in tempi recenti, con l’attenzione che è stata data ai conflitti in corso nel Vicino Oriente, molti, in Occidente, siano stati indotti a  ritenere che la trasposizione sul piano politico di istanze di tipo religioso sia solo un portato di quelle civiltà ma ormai assente dalle nostre parti.

Molte cose che abbiamo segnalato in merito alla sharia, in particolare la sua pretesa di imporsi come ordinamento non solo della morale privata, ma anche dell’intera società e dello stato che la rappresenta, può valere, almeno fino al 1965 (Concilio Vaticano II), per la Chiesa di Roma e successivamente, fino ad oggi, per quella parte del Cattolicesimo -interno ed esterno alla Chiesa- e di cristianesimo evangelico, che definiamo “Tradizionalisti”.
 
Dietro a Trump, ai partiti e movimenti populisti di destra (per fare un esempio nostrano Lega e Fratelli d’Italia) ci stanno anche grandi masse di cattolici e di cristiani tradizionalisti il cui rapporto con la democrazia è spesso strumentale, finalizzato a corroderne i suoi ambiti di presenza per sostituire progressivamente gli spazi di libertà individuali e collettivi con le norme della propria fede, coi propri dogmi e per impedire l’ampliamento dei diritti civili (vedi il tema del fine vita). 

Un nostro lettore toscano, che ringraziamo per gli stimoli mentali a cui ci “costringe” (che accogliamo molto volentieri) ci ha chiesto quali sono i testi di riferimento del cattolicesimo tradizionalista che sostengono la necessità della teocrazia cattolica. 

Precisiamo che la realizzazione della teocrazia ebbe inizio, embrionalmente, con Costantino e giuridicamente nel 380, con la legge promulgata dall’imperatore Teodosio I, cioè Editto di Tessalonica, indirizzato a tutti i popoli dell’Impero. Esso indicava il cristianesimo niceno come religione ufficiale dell’Impero romano. Tutti i sudditi dovevano professare “la fede trasmessa dall’apostolo Pietro e riconosciuta dal papa di Roma e dal patriarca di Alessandria” si legge nell’Editto. Coloro che non seguivano il credo niceno furono considerati eretici e soggetti a restrizioni legali, discriminazioni e, in alcuni casi, persecuzioni.

Si ebbe così la fine di una qualsiasi prospettiva di tolleranza religiosa, ponendo le basi per il ruolo dominante della Chiesa cristiana nella storia fino al XX secolo. Agostino e Ambrogio furono i precursori “teorici” di questo sviluppo, per il quale la comunità cristiana, da vittima perseguitata dall’Impero, divenne legislatore fanatico e giudice intransigente della società dello stesso Impero.

Partiamo dalla teoria filosofica (già di Ambrogio ed Agostino) che sta a monte della struttura teocratica, cioè l’affermazione “Solo la Verità ha dei diritti, mai l’Errore”.
Anche la sharia si regge sullo stesso impianto esclusivista (i totalitarismi possono farsi la guerra ma sono identici nel modo di pensare se stessi). La Verità coi suoi diritti è un principio sostenuto in diverse forme da teologi e papi e  riflette una visione in cui la Verità, identificata con il cristianesimo (rappresentato dalla sua Chiesa), è considerata unica e assoluta, mentre l’Errore (cioè ciò che è contrario alla Verità) non ha diritti intrinseci.

Da ciò ne deduciamo che le istituzioni statali, se vogliono il bene sociale, devono uniformarsi ad applicare ciò che la Verità (il cristianesimo attraverso la Chiesa) stabilisce ed impedire il nascere e proliferare dell’errore. Il Sillabo del 1864 esemplifica bene di quali errori si tratta, cioè la promozione  della separazione Chiesa-Stato, delle libertà di stampa, di riunione, di coscienza, ecc.

Agostino, fra i primissimi, non teorizza direttamente la teocrazia, ma il suo rigoroso argomentare porta inevitabilmente a proporla come soluzione finale. Egli parte proprio dal tema dell’esclusività della verità cristiana e giustifica l’uso della coercizione – delegata, anzi obbligo doveroso dello Stato – contro eretici e pagani in diverse opere. In particolare “Lettere”, “La Città di Dio” e “Contra litteras Petiliani”. Di quest’ultima ricordiamo la frase “Non è violenza imporre la verità, ma amore verso il prossimo, quando la correzione mira a salvare dalla dannazione eterna.” Questa frase illustra il fatto che, per Agostino e per i Tradizionalisti, non vi è la Libertà di scegliere la verità, ma la Verità si impone con la sua forza illuminante sulla libertà, consentita solo dopo che si è accettata la Verità (interpretazione restrittiva di Giovanni 8, 31 “La Verità vi farà liberi”).1 

È importante sottolineare anche l’altra premessa che sorregge il programma di questo totalitarismo religioso, cioè la visione di un mondo sommerso da sofferenze e disgrazie, dovute alle forze del Male, a cui contrapporsi, e sempre sull’orlo dell’abisso, da cui bisogna fuggire.

Infatti, la narrativa che agita ogni integralismo è sempre la stessa, cioè una incombente apocalisse dovuta all’avversario di turno, espressione della malvagità e delle peggiori nefandezze umane. Secondo gli integralisti religiosi, sono presenti ovunque, sulla Terra, calamità di ogni genere prodotte dalla libertà licenziosa e sfrenata dell’uomo, dalla sua amoralità e dal suo relativismo egoista.

Ecco l’elemento centrale che giustifica la teocrazia (nel cui grembo soltanto saremo salvati) e che è presente tanto nelle visioni allucinate dell’Islam fondamentalista degli Ayatollah quanto in quelle del patriarca Kiril della chiesa putiniana: l’abisso mortale in cui vuole spingere l’umanità il corrotto e depravato Occidente, dal quale provengono tutti i mali e a cui vanno contrapposte la pace e la serenità per tutti i popoli, quando saranno governati dalla legge di Dio.

Per chi volesse approfondire la visione e l’operato del  più importante tradizionalista, per ruolo ricoperto e per capacità teoriche, del cattolicesimo moderno cioè Benedetto XVI, rimandiamo ad alcuni articoli già pubblicati in questo blog. In essi è possibile cogliere come il teologo Ratzinger, raffinato intellettuale, cercò di conciliare l’immobilismo feudale della sua Chiesa con i suggerimenti del Concilio Vaticano II ossia ha tentato di confermare un impianto sostanzialmente teocratico (il suo) travestendolo con panni moderni, cioè cercando di mostrare la compatibilità tra il Concilio Vaticano II ed il Sillabo di Pio IX:
I cattolici tradizionalisti/1
I cattolici tradizionalisti/2
I cattolici tradizionalisti/3

Poi un articolo di un tradizionalista doc, in cui padre Martin spiega, con acume logico, perché sia necessaria la teocrazia per poter salvare il mondo. È un testo lungo, ma merita leggerlo per capire bene il pensiero tradizionalista cristiano.

Infine un altro articolo pubblicato in questo blog sul caso emblematico della “festa di Cristo Re” che spiega più di mille parole l’integralismo teocratico cattolico ed i suoi riferimenti teorici.

Note:

  1. Su sofismi di questo tipo si basano alcune importanti filosofie moderne che hanno affrontato il dilemma come conciliare la libertà con l’autorità, giungendo a postulare una identità tra i due concetti ma, di fatto, ad una sottomissione della prima alla seconda. Accade ad esempio in pensatori come Rousseau ed Hegel (ma questo è un altro discorso).

Immagine in evidenza: Dying Regime from Wikimedia Commons
Immagini nel testo, nell’ordine: Alisdare Hickson from Wikimedia Commons; Johnny Silvercloud from Wikimedia Commons; Eelaine Schmitt from Wikimedia Commons; Laurom from Wikimedia Commons; Public domain from Wikimedia Commons

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