Albanese e la ragnatela antiebraica
Il quotidiano online The Times of Israel, in un articolo di Luke Tress del 5 novembre scorso ha commentato una vignetta pubblicata su Instagram dalla relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi, Francesca Albanese. La vignetta, pubblicata su Instagram da Albanese con 1,2 milioni di follower , mostra quattro mani che tengono gli angoli di una ragnatela che abbraccia il globo. Appesi ai fili ci sono banconote da un dollaro, monete d’oro, un carro armato, un fucile e una bomba. La mappa raffigurata sul globo è ambigua: al centro c’è una fiamma, che apparentemente rappresenta Israele e la guerra a Gaza. Albanese ha pubblicato la vignetta per pubblicizzare il suo ultimo rapporto alle Nazioni Unite, intitolato “Genocidio di Gaza: un crimine collettivo”.
Ecco alcuni stralci del commento di TOI:
Le autorità competenti in materia di antisemitismo che hanno visto la vignetta hanno affermato che ricordava i luoghi comuni antisemiti risalenti a generazioni fa. …
Sara J. Bloomfield, direttrice dello United States Holocaust Memorial Museum, ha affermato che la vignetta di Albanese era “inaccettabile e prendeva in giro ciò che le Nazioni Unite dovrebbero rappresentare”. …
L’ufficio di Albanese ha negato che la vignetta raffigurasse una ragnatela, definendo l’immagine come una “rete”. La vignetta “intendeva illustrare il ruolo degli Stati terzi e le interconnessioni tra i vari settori: diplomazia, commercio, esercito e aiuti umanitari”, ha affermato il segretariato delle Nazioni Unite. “L’immagine non si riferisce, non raffigura né rappresenta in alcun modo Israele o il suo popolo. L’illustrazione raffigura una rete che attraversa questi settori per simboleggiare la loro interconnessione. Non vuole assomigliare a una ragnatela e ci rammarichiamo se è stata percepita come tale”, ha affermato la segreteria, aggiungendo che Albanese “ha costantemente affermato che l’antisemitismo è una piaga”.
Tuttavia, ribadisce il quotidiano israeliano, il fumetto sembra mostrare una ragnatela, con un motivo irregolare e frastagliato di fili e cerchi concentrici che si dipartono dal centro.
Albanese ha anche ripetutamente fatto riferimento a una “rete” internazionale che alimenta Israele e lo pone al centro di un collasso morale globale. Nel rapporto pubblicato la scorsa settimana, che ha pubblicizzato con la vignetta, ha scritto che nella guerra era in gioco una “rete di interessi politici, finanziari e militari”.
In un rapporto pubblicato a giugno, Albanese ha anche denunciato una “rete complessa” a sostegno di Israele e, in un discorso alle Nazioni Unite a luglio, ha denunciato una “rete globale” e una “rete di attori aziendali” per la guerra. …
L’immaginario antisemita ha a lungo raffigurato gli ebrei come ragni, o come coloro che manipolano gli affari globali attraverso una ragnatela, anche nella propaganda antiebraica diffusa dai nazisti e dall’Unione Sovietica . …
Un’edizione del 1934 dei “Protocolli degli Anziani di Sion”, un falso antisemita che ha avuto un impatto devastante sugli ebrei di tutto il mondo, mostrava un ragno ebreo a cavallo del globo . …
Bloomfield, del museo dell’Olocausto, ha affermato a proposito della vignetta di Albanese: “Rappresentare gli ebrei come manipolatori nascosti degli eventi mondiali è un vecchio luogo comune antisemita, che risale a molto prima dei nazisti e che questi ultimi hanno abilmente utilizzato nella loro propaganda con effetti orribilmente omicidi”.
“Usare immagini di ragni e ragnatele per perpetuare questa menzogna del controllo segreto ebraico disumanizza il popolo ebraico, dipingendolo come qualcosa da disprezzare. Il fatto che queste immagini vengano sempre più diffuse è molto pericoloso”, ha affermato Bloomfield.
Jonathan Brent, direttore esecutivo dello YIVO Institute for Jewish Research di New York City, ha affermato: “Lo stesso identico motivo è stato utilizzato più e più volte nella propaganda antisemita sovietica; è stato utilizzato anche dai nazisti e dagli antisemiti in Giappone, Francia, Portogallo e senza dubbio in altre parti del mondo”.
“Ho visto questa immagine anche sulla stampa antisemita di estrema destra russa all’inizio degli anni ’90 in Russia. Il punto è che questa è un’immagine relativa a ‘I Protocolli dei Savi di Sion’. La ragnatela è la cospirazione mondiale. Il ragno, ovviamente, è l’ebreo”, ha detto Brent.
Insomma, è evidente che una vignetta così concepita tende in qualche modo a mettere in cattiva luce gli ebrei di Palestina.
E tuttavia, al di là dei tentativi piuttosto maldestri della signora Albanese di negare le proprie propensioni antisemite (e va ricordato tra l’altro che gli israeliani, che di antisemitismo un po’ se ne intendono, nel 2024 le hanno vietato l’ingresso nel proprio paese) ciò che desta preoccupazione non è costituito solo dalle cose che dice ma anche da come le dice.
Facciamo un esempio.
A margine della suddetta vignetta, la signora Albanese ha scritto: “Il genocidio israeliano e l’occupazione coloniale della Palestina non sono atti isolati: sono il risultato di un sistema globale di complicità”.
In questa affermazione dal tono perentorio si da per scontato che a Gaza vi sia stato un genocidio e che la Palestina abbia subito una occupazione coloniale. Ovvero: genocidio e occupazione coloniale vengono presentati come dei “fatti” che non ammettono discussione, come fossero universalmente accertati e accettati. E invece non è così. Si tratta ripetiamo di affermazioni che, sebbene largamente condivise (in particolare tra i simpatizzanti dei movimenti propal) restano semplicemente delle “opinioni”, cioè non fanno parte delle realtà accertate.
Tanto è vero, ad esempio, che i tribunali internazionali predisposti a sanzionare i crimini di genocidio (Corte Internazionale di Giustizia e Corte penale Internazionale) non hanno mai emesso sentenze di condanna per genocidio nei confronti dello stato israeliano o di esponenti politici di governo israeliani (nonostante le continue pressioni a farlo da parte della signora Albanese).
Tanto è vero, ad esempio, che la maggior parte degli studiosi di genocidio non condivide le tesi di cui Albanese è una fervente sostenitrice, in primis la tesi che vada modificata, estendendone l’area di applicazione, la definizione stessa di genocidio (ciò che la senatrice Liliana Segre chiama la “banalizzazione della Shoah”).
Tanto è vero, ad esempio, che la comunità scientifica degli storici (specie degli storici che basano i loro lavori su prove documentali) non è concorde nel considerare Israele come “un progetto coloniale” e comunque il “colonial-settler” non è prevalente.
Per quanto riguarda la seconda parte del ragionamento della signora Albanese, l’idea che esista un “sistema globale di complicità” non è di per sé sbagliata. Se riferita alle accuse di genocidio e di colonialismo mosse verso Israele è una idea che sta perfettamente in piedi (ha un riscontro nella realtà).
Infatti, la storia mostra proprio questo, ovvero che l’accusa di genocidio e l’accusa di occupazione coloniale non sono due fatti isolati ma il risultato di un sistema globale di complicità, parti di un unico disegno portato avanti dalla sinistra globale, non in termini complottistici ma alla luce del sole, sin dal 1953, da quando cioè la Russia sovietica, sotto la guida di Stalin, incominciò a divulgare (imponendola a tutti i partiti filosovietici, compreso il PCI) la teoria secondo la quale Israele non era da considerare come lo stato rifugio degli ebrei contro le millenarie persecuzioni subite (tra i persecutori la Russia era sempre stata ai primi posti) ma come l’avamposto dell’imperialismo americano. L’imperialismo sovietico, per portare sotto la propria influenza il maggior numero possibile di stati arabi, ritenne opportuno rompere il sostegno allo stato ebraico e abbracciare la “causa” palestinese.
Iniziò così la diffusione della teoria della “conquista coloniale”. E qualsiasi azione militare intrapresa da Israele per difendersi dalle guerre mossegli dagli arabi (quelli palestinesi compresi) sarebbe stata rappresentata come “pulizia etnica “ o peggio come “genocidio”. Dal 1948 al 1973 la Lega araba, della quale facevano parte anche le organizzazioni per la liberazione della Palestina, mosse ad Israele ben tre guerre, tutte e tre con l’obiettivo dichiarato di distruggere lo stato ebraico di Palestina. Insomma, delle guerre di difesa del proprio diritto ad esistere (e lo stato di Israele, nato sulla base di una risoluzione delle Nazioni Unite, di legittimità ne aveva da vendere) sono state trasformate, all’interno di “un sistema globale di complicità”, grazie ad una narrazione antistorica che incredibilmente viene usata ancora oggi, in atti di “conquista coloniale”. Il ribaltamento della realtà. È da questo ribaltamento che ha tratto e continua a trarre alimento l’eterno conflitto israelo-palestinese.
I giovani che riempiono quasi quotidianamente i campus universitari e le piazze con slogan demenziali di puro odio antiebraico (Palestina libera dal fiume al mare) forse hanno qualche nozione delle tre guerre puniche condotte da Roma contro Cartagine tra il 264 e il 202 a.c, ma difficilmente a scuola hanno avuto modo di apprendere qualche nozione delle tre guerre condotte dalla Lega araba sostenuta dall’Unione Sovietica contro Israele alcuni decenni fa. La narrazione che viene loro offerta, nei contenuti e nei modi, dagli “attivisti” sedicenti rivoluzionari, di scuola Albanese, passa per oro colato.
Immagine in evidenza: public domain from wikimedia commons
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