Una “benedizione” che divide sempre di più la chiesa di Roma.
A proposito di “benedizione” per le coppie “irregolari”, il cardinal Sarah, con gran parte dei vescovi africani, rappresenta una interpretazione del Cristianesimo, la Chiesa Valdese e Metodista un’altra. I cattolici di papa Francesco valutino con chi stare.
In un articolo recente abbiamo proposto la sintesi del documento (11/1/2024) della Conferenza Episcopale Africana, totalmente ostile alla benedizione delle coppie “irregolari”.
Due erano stati gli argomenti presentati a sostegno del netto rifiuto: in primo luogo, le indicazioni bibliche (Genesi e Levitico) e il Catechismo, in secondo luogo, la sicura confusione e lo smarrimento profondo all’interno della comunità dei fedeli nel caso fosse stata accolta “Fiducia supplicans”.
Infatti, il documento dei vescovi sosteneva che “il contesto culturale africano, profondamente radicato nei valori della legge naturale in materia di matrimonio e famiglia, complica ulteriormente l’accettazione delle unioni di persone dello stesso sesso, in quanto viste come contraddittorie rispetto alle norme culturali e intrinsecamente corrotte.”
Il 9 aprile di quest’anno il cardinale Sarah, parlando a una trentina di vescovi del Camerun, ha tenuto un discorso programmatico, in cui corregge su questo punto la versione della Conferenza episcopale africana. “Alcuni, in Occidente, hanno voluto far credere che voi abbiate agito nel nome di un particolarismo culturale africano. È falso e ridicolo attribuirvi tali propositi! Alcuni hanno affermato, in una logica di neocolonialismo intellettuale, che gli africani non erano “ancora” pronti a benedire le coppie omosessuali per delle ragioni culturali. Come se l’Occidente fosse più avanti degli africani arretrati. No! Voi avete parlato per tutta la Chiesa nel nome della verità del Vangelo per la dignità umana e la salvezza di tutta l’umanità in Gesù Cristo”.
Il cardinale Sarah ha così recuperato in positivo l’affermazione della Conferenza dei vescovi africani, la quale sosteneva invece l’importanza di tener conto delle norme culturali radicate profondamente nel cuore dei propri fedeli come ostacolo alla benedizione. Era, per Sarah, una giustificazione contraddittoria rispetto la condanna costante che i tradizionalisti stanno facendo nei confronti della Chiesa di Francesco. Essa viene da costoro accusata di “cedimento al mondo occidentale”, ai valori del mondo laico e a non porsi nei suoi confronti come opposizione granitica. Venire incontro ai costumi e alle pratiche morali del mondo africano non è allora anche esso un “adattamento al mondo”, stavolta africano? Il cardinale Sarah risponde di no, non si tratta, in questo caso, di una resa della Chiesa perché i popoli dell’Africa sono interpreti autentici del Vangelo per quanto riguarda la relazione uomo/donna e il concetto di famiglia.
A tanto non erano arrivati i vescovi nel loro documento, a dover sostenere l’impossibile, cioè che l’etica dei popoli africani rispecchi la concezione di Gesù del rispetto dovuto tra uomo e donna, dell’importanza date alle donne nella sua predicazione, del suo privilegiare i peccatori e -tra le donne- le peccatrici, che nella società dell’epoca erano le adultere da lapidare e le prostitute, scandalo per la morale comune del popolo, come oggi lo è, in Africa, l’omosessuale. Che questi atteggiamenti di Gesù siano diffusi nel continente africano il cardinal Sarah dovrebbe dimostrarlo, ed è un’impresa assai complicata.
Nel suo discorso, demagogico (“La povertà è una garanzia di essere liberi per Dio” idea che espressa in Africa è una aberrazione) e populista (“Non sorprende quindi che i vescovi dell’Africa nella loro povertà siano oggi gli araldi di questa verità divina di fronte alla potenza e alla ricchezza di certi episcopati d’Occidente”), ha utilizzato generalizzazioni non motivate sulla crisi della Chiesa, fino ad una semplificazione per noi disarmante, ma rivelatrice: “La Chiesa d’Africa è la voce dei poveri, dei semplici e dei piccoli. A lei spetta il compito di annunciare la Parola di Dio a fronte dei cristiani dell’Occidente che, perché ricchi, si credono evoluti, moderni e saggi della saggezza del mondo”.
Quindi la Chiesa del cardinal Sarah vuole diventare il megafono della voce –santa e giusta perché conforme alla legge naturale– del popolo africano, che è invece incapace non solo di riconoscere una sessualità diversa da quella tra uomo e donna, ma anche – ed è l’aspetto più grave – di ritenerla una vergogna da non tollerare e possibilmente da punire con violenza. Non a caso il cardinal Sarah non ha speso una sola parola contro le leggi inique nei confronti dell’omosessualità – fino alla pena di morte – presenti in alcuni stati del Continente (dati 2020 di Amnesty International riguardo l’omosessualità nel Continente africano: 4 paesi comminano la pena di morte, 32 stati infliggono pene carcerarie -qualcuno fino all’ergastolo-, nei rimanenti 22 stati africani essa non è illegale, ma soggetta a gravi discriminazioni e stigma sociale).
Eppure, sono le credenze del popolo africano – a cui Sarah si richiama – che dovrebbero diventare il riferimento e la pratica per tutti i cristiani del pianeta (“Sembra che per un misterioso disegno della provvidenza siano ormai proprio gli episcopati africani i difensori dell’universalità della fede contro i fautori di una verità frammentata, i difensori dell’unità della fede contro i fautori del relativismo culturale (l’episcopato europeo n.d.r.”.)
La sua Chiesa, in Africa, sta dando voce e conferma ad un tabù culturale primitivo e anacronistico, esercitando un’operazione di ”colonialismo delle idee”, attraverso la diffusione di una interpretazione tradizionalista del Cristianesimo, nata dall’elaborazione intellettuale dell’Europa tanto deprecata. Con questa giustificazione religiosa il cardinale Sarah difende e mantiene in vita una delle nefandezze etiche che fanno parte della mentalità diffusa, soprattutto africana.
Dall’altra parte dell’oceano Atlantico, altri cristiani, lettori del Vangelo e fedeli di Gesù, interpretano in maniera molto diversa le sue azioni e parole.
A Charlotte, in North Carolina, si sta svolgendo l’assemblea Generale della United Methodist Church, cioè la Chiesa metodista unita, che ha base negli Stati Uniti ma che comprende chiese in tutto il mondo, anche in Europa. L’Assemblea generale ha deciso, il due maggio, di ammettere formalmente pastori omosessuali.
Il pastore Luca Anzani, presidente dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia, ha così commentato: “Le nostre chiese in Italia da tempo hanno accolto qualsiasi diversità di genere all’interno della chiesa. Per quanto riguarda i pastori non c’è una specifica disciplina, in quanto per le nostre chiese i pastori sono come tutti i membri di chiesa e dunque, come accogliamo fratelli e sorelle omosessuali, così accogliamo pastori e pastore omosessuali.”
p.s.: ci rendiamo conto che presentare l’omosessuale come “peccatore” confermerebbe la dizione del Catechismo “colui che compie atti intrinsecamente disordinati”. Non è nostra intenzione perché vogliamo invece segnalare come Gesù frequentasse, proprio perché voleva essere una “contraddizione” del senso comune, tanto diffuso quanto sbagliato, chi era considerato, in quel periodo storico, un peccatore da parte della società. Per esempio, Gesù si accompagna spesso ai pubblicani (ebrei collaboratori dei Romani, a nome dei quali riscuotevano le tasse, quindi erano circondati da una pessima fama e giudicati peccatori pubblici) e li considera in una famosa parabola (Luca 18,10) “giustificati” di fronte a Dio più degli stimati Farisei. Insomma, Gesù, in questo caso, non si rifugia dietro gli stereotipi della cultura popolare.
Immagine in evidenza: foto di Stanley Dai su Unsplash
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