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Le ragioni di Israele (Il Riformista)
Papa Leone per la pace: non solo appelli (L’Avvenire)
Europeismo resiliente (Corriere TV, Linkiesta)
Le ragioni di Israele
Il quotidiano Il Riformista ha deciso che a partire dal 21 05 2025 dedicherà ogni giorno uno spazio, una intera pagina, per raccontare le ragioni di Israele, in contrapposizione con una narrazione sempre più diffusa nella quale Israele da vittima è tornato ad essere un accusato, una campagna violenta, radicale, sistematica che attraversa piazze occidentali, università, social media, editoriali. Una campagna che diventa sempre più visibile, organizzata e feroce, e che ha un solo nome: antisemitismo.
Da più parti oggi viene messo in discussione il diritto di Israele ad esistere. E dunque – dice il direttore Claudio Velardi – quando un intero popolo è messo sotto accusa per principio, quando gli ebrei sono di nuovo minacciati in Europa, quando addirittura affiora con leggerezza intollerabile il paragone tra Israele e il nazismo, allora arriva per tutti gli esseri umani che vogliono definirsi tali una insopprimibile chiamata a reagire. Noi non lo faremo – conclude Velardi – urlando ‘Israele ha ragione’, ma cercando, spiegando le ‘ragioni di Israele’, in una logica di dialogo, di comprensione, di apertura. Nella nostra pagina ci sarà spazio per gli errori di Israele e dei suoi governanti, per le voci di dissenso, per ogni opinione diversa purché non sia pregiudiziale … (Claudio Velardi, Il Riformista, 20 maggio 2025)
Papa Leone per la pace: non solo appelli
Sul quotidiano L’Avvenire, raccontando la giornata della messa di inizio pontificato di Leone XIV, Giacomo Gambassi ha affermato che il papa traduce il suo impegno per la pace in gesti concreti, con l’intenzione di fare della Santa Sede un facilitatore nella risoluzione dei conflitti nel mondo. Una intenzione testimoniata dalla sua prima omelia quando pone l’accento sulla ‘carità’ come dimensione dell’agire cristiano e cita Leone XIII che gli ha ispirato il nome per dire: «Se questo criterio prevalesse nel mondo, non cesserebbe subito ogni dissidio e non tornerebbe forse la pace?». Ma già nei giorni precedenti –fa notare Gambassi – papa Leone aveva detto:«La Santa Sede è a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi, perché ai popoli sia restituita una speranza e sia ridata la dignità che meritano, la dignità della pace. I popoli vogliono la pace e io, col cuore in mano, dico ai responsabili dei popoli: incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo».E aveva assicurato anche un impegno personale, come dimostra l’uso della prima persona nel suo intervento al Giubileo delle Chiese orientali, cosa non rituale per un Papa: «Perché questa pace si diffonda, io impiegherò ogni sforzo».
Il primo impegno diretto riguarda «la martoriata Ucraina» che «attende finalmente negoziati per una pace giusta e duratura». Ad essa Papa Leone sta guardando in questi giorni per tessere una tela che vuole offrire un contributo fattivo a fermare la guerra dopo tre anni di invasione russa.
I primi risultati di questo impegno diplomatico si sono già visti: un faccia a faccia con il vice-presidente statunitense J. D. Vance anticipato da una dichiarazione dello stesso Vance che ha indicato la Santa Sede come possibile «luogo in cui entrambe le parti si sentirebbero a proprio agio», vale a dire Ucraina e Russia. L’iniziativa diplomatica di Leone XIV è arrivata dopo l’esito deludente dei colloqui fra Ucraina e Russia a Istanbul. … La Messa di inizio pontificato riavvicina Zelensky e Vance: prima della liturgia, il presidente Ucraino si accosta a Vance già seduto nel settore delle delegazioni nazionali e gli tende la mano: il vicepresidente Usa si alza sorridendo e gliela stringe calorosamente. Una inversione di rotta confermata dall’incontro che nel primo pomeriggio il presidente ucraino ha con Vance e il segretario di Stato americano, Marco Rubio, a Villa Taverna, residenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti a Roma. (Giacomo Gambassi, L’Avvenire, 18 maggio 2025)
Europeismo resiliente
“In Romania vince l’affluenza e la democrazia” recita il titolo del commento di Antonio Polito su Corriere TV ai risultati del secondo turno delle elezioni politiche in Romania: C’è una maggioranza molto spesso silenziosa, che teme più di ogni altra cosa il ritorno sotto la dominazione dei russi. E così l’Europa, anche al di là dei suoi reali meriti, diventa l’alternativa a tutto ciò. È raro per noi italiani, sorprendente vedere migliaia di giovani che sventolano le bandiere dell’Unione Europea e gridano Europa, Europa nelle piazze come ieri a Bucarest. Per noi italiani così annoiati e infastiditi dall’Europa.
Ma e questo è il significato del conflitto politico in corso nell’Est del nostro continente, lo stesso che sta accadendo in Polonia dove anche lì con una grande una forte affluenza al primo turno delle presidenziali. ieri a sorpresa il candidato nazionalista è arrivato praticamente testa a testa con quello europeista. Ed è questo conflitto che spiega anche la guerra in Ucraina e spiega perché, dopo tre anni di terribili massacri, gli ucraini continuano a essere così accanitamente decisi a resistere al potere di Mosca. La vera domanda è se l’Europa sarà all’altezza di questo grande investimento democratico che sulla sua bandiera viene dai popoli dell’Est.
Sullo stesso argomento, il quotidiano online “Linkiesta” titola: “La sconfitta dei sovranisti e la debacle di Meloni e Salvini”. E spiega la cosa in questi termini:Giorgia Meloni aveva puntato tutto sul suo candidato di estrema destra, su George Simion, che al primo turno aveva ottenuto il quarantuno per cento ma al secondo è stato beffato dall’europeista indipendente Nicusor Dan. Complice un’enorme mobilitazione alle urne, Dan ha realizzato una vera missione impossibile, vincendo le presidenziali con il 53,8 per cento dei voti, al grido: «Europa e onestà».
Mai la presidente del Consiglio italiana si era spesa così tanto, al punto di avere mandato in campagna elettorale a Bucarest Carlo Fidanza. Il capo delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo…
Il sindaco di Bucarest, un vero outsider, un convinto indipendente europeista, ha rovinato la festa alla premier italiana, ha fermato l’espansione a est dei suoi Conservatori. Una sconfitta bruciante, politica e personale, anche per Matteo Salvini, che aveva gridato allo scandalo, al furto della democrazia, perché era stato impedito a Georgescu, il lacchè foraggiato di Putin, di guidare un Paese europeo, trascinandolo su una deriva ungherese…Una sconfitta pure per J.D. Vance ed Elon Musk, che all’indomani dell’annullamento del primo turno aveva sentenziato che in Europa non c’è democrazia. E invece domenica è arrivata la risposta dei romeni, che si sono recati alle urne in massa (oltre undici milioni e seicentomila, undici punti in più rispetto al primo turno) e poi sono scesi nelle piazze a sventolare la bandiera dell’Europa. Giovani, tanti giovani che vogliono il rinnovamento ma si sentono, sono e vogliono rimanere europei, che non vogliono finire nell’orbita imperialista della Russia, di una dittatura, di una cultura cattolica integralista. (Antonio Polito, Corriere TV, 19 maggio 2025; Amedeo La Mattina, Linkiesta, 20 maggio 2025)
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