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La ricerca della perfezione (The New York Times)
Due popoli due stati (The Times of Israel)
Cuba verso il disastro (The Economist)
Un monito per la Stampa (Corriere Della Sera)

Il signor Jonathan Biss è un pianista concertista e inizia la sua riflessione citando una frase della grande cantante rok Patti  Smith: “Come artista, hai la missione, come Coltrane, di portare il tuo assolo a parlare con Dio”. Ma – continua – i musicisti classici non sono addestrati a parlare con Dio. Noi siamo addestrati a non commettere errori. (Cercare di non commettere errori è ciò che il signor Biss chiama “ricerca della perfezione”):

Suonare bene uno strumento è incredibilmente difficile. Richiede una vita di duro lavoro e può diventare totalizzante, facendo dimenticare facilmente che la padronanza tecnica è un mezzo per raggiungere un fine espressivo, non l’obiettivo. La padronanza è un prerequisito per comunicare l’essenza di un brano musicale. Di per sé, è poco interessante.
Questa feticizzazione della perfezione potrebbe non sorprendere, ma non per questo è meno dannosa. Non puoi imparare o crescere se cerchi di apparire come se avessi capito tutto. Non puoi parlare con Dio cercando di evitare di fare qualcosa di sbagliato. La perfezione è stagnazione.
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Non sono solo i musicisti a essere frenati dalla ricerca della perfezione. Il bisogno di essere, o sembrare, perfetti sta danneggiando molti aspetti della nostra vita e settori della nostra società. …

Com’era prevedibile, questo atteggiamento ha influenzato anche la nostra politica. In una cultura in cui sbagliare è imperdonabile, l’inazione è incentivata. La nostra società si trova ad affrontare problemi seri e complessi che causano vera sofferenza e pongono gravi minacce. Trovare soluzioni a questi problemi richiederà immaginazione e coraggio, qualità che fioriscono solo quando accettiamo l’incertezza e riconosciamo tutto ciò che non sappiamo, e forse non possiamo sapere.

Il signor Biss si sofferma poi sul ruolo dei social media che  promuovono uno stile di vita privo del caos della vita. Vediamo case idealizzate, corpi idealizzati, cene idealizzate su stoviglie idealizzate. Ciò che non vediamo è la lotta che costituisce il nucleo dell’esperienza umana, che ci costringe a pensare in modi nuovi e ci incoraggia a creare connessioni con persone che potrebbero vedere il mondo in modi che finora non abbiamo visto.

E conclude:

La vera perfezione è un’illusione, così come la vera sicurezza è un’illusione. Cercare la perfezione ci impedisce di esplorare, anche quando sentiamo che saremmo più felici e appagati se lo facessimo. Ci fa vivere vite più piccole e ostacola la nostra creatività, sia come individui che come società. È il nemico dell’arte. ….

Sono un musicista, quindi è nell’ambito musicale che questo fenomeno mi disturba di più.
Lo scopo di un concerto è che l’esecutore e il pubblico condividano qualcosa di autentico e irripetibile. Una grande performance è quella in cui l’esecutore ha assorbito la musica così profondamente che le sue scelte non sembrano scelte, ma inevitabilità. …


Ho assistito a molti concerti di questo tipo. Ognuno di essi ha incluso note sbagliate o altri eventi di cui l’esecutore potrebbe pentirsi il giorno dopo; ognuno è stato esaltante, capace di alterare la coscienza. …

Si possono percepire le virtù dell’imperfezione in una registrazione dal vivo di Alfred Cortot che esegue i Preludi op. 28 di Chopin. Dopo quattro battute del primo preludio, le sue dita sono già atterrate su diversi tasti sbagliati. L’esecuzione è avvincente non nonostante le note sbagliate, ma perché era disposto a rischiare. Perdendo quell’elemento di rischio, si perde anche l’urgenza e l’inesorabilità dell’esecuzione di Cortot, che ci apre le porte al mondo strano e turbolento di Chopin.

Papa Leone XIV ha ribadito la posizione di lunga data della Santa Sede sulla soluzione dei due stati per risolvere il conflitto israelo-palestinese affermando nella sua prima conferenza stampa aerea (mentre volava da Istanbul a Beirut) che si tratta dell’unica soluzione in grado di garantire giustizia per entrambe le parti. … Siamo – ha aggiunto il Papa, parlando in italiano – anche amici di Israele  e cerchiamo di essere una voce mediatrice tra le due parti, che possa aiutarle ad avvicinarsi a una soluzione con giustizia per tutti”.

Quanto al conflitto tra il Libano e Israele, in un discorso pronunciato nel palazzo presidenziale, il pontefice ha dato molto rilievo ad una grave conseguenza generata dalla guerra: Qui come in altre parti del mondo – ha detto – l’incertezza, la violenza, la povertà e molte altre minacce stanno portando all’esodo di giovani e famiglie in cerca di un futuro altrove, anche se lasciare la propria patria è molto doloroso”.
Il pontefice ha invitato il popolo libanese ad abbracciare la riconciliazione e a rimanere nel suo Paese diviso e colpito dalla crisi, che ha visto ondate di emigrazione, esortando al contempo i leader libanesi a mettersi pienamente “al servizio del popolo”.

L’autorevole settimanale inglese The Economist, nell’edizione del 22  11 2025, sezione Le Americhe, ha raccontato “La tragedia di Cuba” in un articolo, che qui segnaliamo, dal titolo: “Cuba si dirige verso il disastro, a meno che il suo regime non cambi drasticamente”. Per dare una idea della situazione che viene descritta, riportiamo alcuni stralci:

È difficile capire come i cubani comuni riescano a sopravvivere oggigiorno. Le necessità più elementari della vita costano molto di più del salario medio mensile ufficiale di 6.506 pesos (equivalenti a 14,46 dollari). La maggior parte dei professionisti, come medici e insegnanti, sopravvive con quella misera cifra. Più in basso nella scala, addetti alle pulizie e addetti ai musei guadagnano 2.500 pesos, che valgono appena 5 dollari. Eppure una confezione da 30 uova costa 2.800 pesos, più di un mese di stipendio per molti. Un chilo di riso e un chilo di fagioli, alimento base della dieta cubana, costano rispettivamente 650 pesos e 300 pesos, equivalenti a circa dieci giorni di stipendio per i meno pagati. …

Secondo l’Osservatorio dei Diritti Sociali, un think tank sostenuto dalla Spagna, l’89% delle famiglie cubane “vive in estrema povertà”; il 70% rinuncia ad almeno un pasto al giorno; il 12% degli over 70 continua a lavorare dopo la pensione per sopravvivere, perché il 58% di loro guadagna meno di 4.500 pesos al mese (circa 10 dollari); solo il 3% dei cubani può procurarsi i farmaci di cui ha bisogno in farmacia. …
I trasporti pubblici sono praticamente scomparsi; gli autobus sono pochi e rari: gruppi di persone cercano di chiedere un passaggio; i proprietari di auto spesso non riescono a trovare o permettersi la benzina. …

Molti sono quelli che emigrano. … Secondo alcuni calcoli, circa un quarto degli 11,2 milioni di cubani se ne è andato negli ultimi cinque anni. …

Un recente sondaggio sulla produttività del lavoro in America Latina e nei Caraibi condotto dall’ECLAC , un ente di ricerca delle Nazioni Unite , ha collocato Cuba all’ultimo posto tra 28 paesi, al di sotto persino della caotica Haiti . …
L’economia è a terra. Quasi nulla funziona in modo efficiente. Cuba un tempo era uno dei principali esportatori di zucchero al mondo; gli ultimi dati mostrano che la produzione è ora la più bassa, quindi il paese deve importarla. … La miseria e l’abbandono nel centro e nella vecchia Avana sono palpabili.

L’inflazione, ufficialmente misurata un anno fa al 27%, si è attestata intorno al 15% da luglio. … Il ministro dell’Economia ha ammesso a luglio che l’economia si è contratta dell’11% dal 2019. …

In mezzo a questa cupezza, l’unico barlume di luce è l’ascesa delle imprese private. …Il governo sembra incapace di decidere se limitarsi a tollerare l’imprenditoria privata o incoraggiarla. I fratelli Castro la disprezzavano.

Pochi cubani sembrano attribuire la colpa della loro situazione all’embargo americano. …Soprattutto, il governo è terrorizzato dal fatto che, se il settore privato allargasse le ali e lasciasse entrare capitali stranieri, il sistema verrebbe sopraffatto, prima economicamente, poi politicamente. …
Raúl Castro, che ora ha 94 anni, è ancora influente dietro le quinte e si dice che sia fermamente contrario all’indebolimento del marxismo-leninismo sancito dalla Costituzione. …


Un’opposizione clandestina e disomogenea è debole e frammentata. La stampa e la TV autorizzate sono supine. I social media sono meno facili da controllare, ma blogger e attivisti online sono attentamente sorvegliati e arrestati se diventano troppo popolari o espliciti. …
Nel frattempo, il Paese è sull’orlo della rovina, con un governo paralizzato dalle sue stesse contraddizioni e un popolo apparentemente troppo esausto per sollevarsi e rovesciarlo.

“Un monito per la stampa”. Così la relatrice speciale dell’ONU per i territori palestinesi, Francesca Albanese, ha definito il raid compiuto dagli attivisti propal alla sede del giornale torinese La Stampa, meritandosi il biasimo della presidente del Consiglio: “È molto grave che, di fronte a un episodio di violenza contro una redazione giornalistica, qualcuno arrivi a suggerire che la responsabilità sia, anche solo in parte, della stampa stessa. La violenza non si giustifica. Non si minimizza. Non si capovolge. Chiunque cerchi di riscrivere la realtà per attenuare la gravità di quanto accaduto compie un errore pericoloso. La libertà di stampa è un pilastro della nostra democrazia e va difesa sempre, senza ambiguità”.

Queste le testuali parole con le quali la signora Albanese aveva commentato l’assalto squadristico alla sede del giornale La Stampa: “Condanno l’irruzione a La Stampa ed è necessario che ci sia giustizia per quello che è successo alla redazione, ma al tempo stesso questo sia anche un monito alla stampa per tornare a fare il proprio lavoro”. Lo schema linguistico è quello tipico di chi vuole pescare nel torbido dicendo tutto e il contrario di tutto: una asserzione seguita da una coordinata avversativa. (Ritornando poi in altra sede sull’argomento la signora Albanese ha naturalmente ribadito di essere contraria ad ogni forma di violenza).

L’assalto alla redazione di La Stampa era avvenuto all’interno di una serie di manifestazioni di gruppi propal a sostegno dell’imam torinese Mohamed Shahin recentemente destinatario di un decreto di espulsione dopo aver pubblicamente sostenuto che “ Quello che è successo il 7 ottobre non è una violazione, non è una violenza”. Evidentemente nella sua mentalità atti come lo stupro nei confronti di donne israeliane o la decapitazione di bambini israeliani non rientrano nelle forme di violenza.
Nel decreto  di espulsione l’imam viene descritto come “portatore di una ideologia fondamentalista di chiara matrice antisemita“. Si dice anche che “ha difeso i terroristi di Hamas e legittimato lo sterminio del 7 ottobre”. (Dopo il decreto di espulsione, ritornando sull’argomento l’imam ha naturalmente ribadito di essere contrario ad ogni forma di violenza).

Immagine in evidenza: public domain from wikimedia commons

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