Magnifica humanitas, luci ed ombre /3

CAPTOLO PRIMO
 “Un Pensiero dinamico fedele al Vangelo”.

“In questo primo capitolo intendo ripercorrere, in modo sintetico, il cammino attraverso il quale la Dottrina sociale della Chiesa ha preso forma .” Così Leone XIV introduce il tema, aggiungendo che l’Intelligenza Artificiale consiste in una trasformazione così radicale della nostra esistenza da richiedere uno sviluppo ulteriore della Dottrina sociale della Chiesa, sempre ben inteso nella fedeltà al Vangelo.

Aggiunge anche una importante precisazione: la Dottrina sociale non vuole diventare una indebita ingerenza nella realtà socio politica, un decalogo esterno calato dall’alto. No, la Chiesa, secondo il papa, riconosce l’autonomia delle realtà temporali, a lei distinte, ma vuole camminare al fianco dei popoli per servire il bene comune.

Per la sua vocazione all’ascolto, al dialogo, al servizio, la Chiesa vuole immergersi nel mondo e nelle relazioni umane e si ritiene responsabile di valutare “i dinamismi che attraversano ogni società” per poter offrire il suo contributo ad una convivenza fraterna. Belle parole da sostenere e a cui credere fino al momento in cui il nostro sguardo coglie ancora la presenza dei crocifissi nelle scuole, ospedali, tribunali, retaggio dell’epoca fascista, confermato dal consenso delle gerarchie ecclesiastiche. Questo è solo un esempio per dire quanto ancora si sia distanti dal superare le incrostazioni integraliste del concordato e di una mentalità largamente diffusa in cui i privilegi per la Chiesa di Roma sono identificati come diritti.

“La storia è perciò uno dei luoghi in cui la Chiesa si lascia istruire dallo Spirito sulla portata umanizzante del Vangelo e impara a declinare il proprio insegnamento a servizio della dignità di ogni persona e del bene dei popoli.”  Ci conforta quel verbo “imparare” che dovrebbe implicare il riconoscimento tacito delle molte ombre che hanno costellato il percorso dei cristiani nella storia per la loro presunzione di essere depositari della Verità. Inoltre vista la disponibilità ad apprendere – che significa anche non sapere già tutto in anticipo e dover fare delle scelte – ci permettiamo di ricordare un pensiero centrale del cardinal Martini, per il quale … la categoria della scelta o del discernimento è fondamentale ed esprime meglio di altre categorie affini il senso di positività e di attenzione al disegno di Dio nel mondo” : anche i credenti, laici e non, sono richiamati alla loro libertà di scelta e alla conseguente responsabilità.

Il rapporto con la scienza e la sua importanza  vengono confermati da Leone XIV, che ricorda il suo predecessore, Francesco, quando “sottolineava che su molte questioni specifiche la Chiesa non pretende di offrire «una parola definitiva».” La Dottrina sociale della Chiesa è un patrimonio di  concetti, non definibile come se fossero la proposta di un programma di soluzioni tecniche o un modello economico, bensì come un insieme di “ principi che orientano la lettura degli avvenimenti e sostengono un’interpretazione evangelica dei processi storici e delle scelte che questi comportano.”Sulla bontà di questi principi e la loro “verità” il papa sembra mettere le mani avanti, rispetto a eventuali accuse di pretese ingiustificate, scrivendo: “ La comprensione della verità come dono da condividere e non come possesso da rivendicare libera la Chiesa dalla tentazione di rimpiangere forme di presenza fondate sul potere …. così la verità del Vangelo non si impone dall’alto, ma cresce nel tempo, dentro l’intreccio concreto delle vite, delle comunità e delle culture. È una verità che non teme la diversità…”.

Segue ora una lunga descrizione dello sviluppo del Magistero sociale, a partire da Leone XIII fino ad oggi, allo scopo di “mostrare che quanto scrivo si colloca nella continuità di questa tradizione”.

Abbiamo quindi un excursus storico sull’opera di Leone XIII e la sua pietra miliare, l’enciclica “Rerum Novarum”, sulla missione sociale di  Pio XI, di Pio XII, di Giovanni XXIII, di Paolo VI, di Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI, di Francesco. Ognuno di costoro, interpretando il Vangelo (in maniera non sempre identica) e confrontandosi con le domande della propria epoca (domande sempre diverse) ha elaborato proposte e riflessioni che soltanto l’adesione irrazionale cattolica al termine “continuità”, immotivata perché contraddetta dalla storia, può indicare come “aspetti diversi di un unico patrimonio”.

Facciamo alcuni esempi.
Di Leone XIII e della sua enciclica, definita la “magna Carta” dell’azione sociale cristiana da parte di Pio XII, il teologo cattolico Juan Maria Laboa, preside della facoltà di Teologia dell’Università pontificia di Madrid, tradizionalista senza paraocchi scrive:“Per Leone XIII la soluzione dei problemi sociali stava nella pratica delle tradizionali virtù cristiane tanto che scriveva “…la povertà non comporta mancanza di dignità: il ricco deve essere misericordioso e generoso ed il povero essere contento della propria sorte…”. Nella stessa Rerum Novarum oltre gli aspetti antisocialisti si ricorre sovente ad argomentazioni astratte e non viene presentata un’analisi della situazione reale creata dallo sviluppo capitalistico, né una analisi strutturale delle cause reali della miseria dei lavoratori – peraltro deplorata dal papa – ma si esaltano i rimedi morali piuttosto che le riforme strutturali…”

Perché l’enciclica avesse questi contenuti Laboa lo spiega così: “Il timore del socialismo spinse Leone XIII  a sminuire la dottrina tomista circa il primato del bene comune rispetto al possesso individuale…i luoghi comuni della sottomissione alla volontà di Dio si trasformarono in un sostegno oggettivo all’ordine stabilito alimentando una austera spiritualità di stampo conservatore…”. 

Ancora: l’incongruenza nel cercare una continuità anche su temi in cui i papi parlavano lingue diverse è esemplificata da una ricostruzione storica azzardata che papa Prevosto propone quando valuta l’operato di Pio XII: “Pio XII sostiene la necessità di un saldo Stato di diritto per prevenire gli abusi di potere e riconosce nella democrazia uno strumento atto a favorire un esercizio corretto dell’autorità.” Non è esatto: Pio XII ha affermato decisamente che l’unica forma accettabile di stato da parte della Chiesa è quella dello Stato integralista, che ne riconosce la morale e ne fa legge, portando come esempio e modello lo stato fascista di Franco in Spagna, autore di un Concordato con la Chiesa cattolica giudicato esemplare dal papa.

Anche il suo predecessore Leone XIII era stato altrettanto deciso e chiaro: “… La giustizia proibisce e la ragione stessa proibisce allo Stato di essere senza Dio o di adottare una linea di azione che termini nell’assenza di Dio – vale a dire, di trattare allo stesso modo le varie religioni (come le chiamano), e di attribuire loro promiscuamente eguali diritti e privilegi.” (dall’enciclica “Libertas” 1888).

Leone XIV non può tuttavia negare differenze sostanziali tra le visioni sociali dei suoi predecessori e cerca di conciliare l’inconciliabile: “Ogni pontefice, assumendo le sfide della propria epoca e leggendo con il Vangelo i mutamenti storici, ha fatto emergere aspetti diversi di un unico patrimonio: la dignità della persona, il valore del lavoro, la destinazione universale dei beni, la solidarietà e la sussidiarietà, la cura del creato, la centralità della pace e della fraternità. Ne risulta uno sviluppo armonico, ma non sempre lineare, segnato da accenti differenti, da approfondimenti progressivi e, talvolta, da cambiamenti di prospettiva che non rompono con ciò che precede, ma ne fanno maturare le implicazioni“.

Proprio il concetto di “dignità umana” che il Vaticano II ha rivisitato e ne ha allargato la sfera conl’inserimento della “libertà religiosa” ha segnato una rivoluzione nella chiesa cattolica, un cambio di paradigma rispetto alla pratica e alla teoria dei papi precedenti. Il cattolicesimo tuttavia si basa sulla continuità  ed è refrattario a fare proprio il concetto  di “mutamento” perché ne teme l’aspetto critico nei confronti dell’esistenza di verità eterne: eppure la storia della Chiesa non è continuità, se non parziale; vi sono stati periodicamente gli elementi della rottura e della discontinuità, perfino dall’inizio (con una prima rottura tra Gesù e il cristianesimo). Un’ ammissione parziale ma purtroppo limitata e circoscritta da parte di Leone XIV si trova in: “Il Concilio Vaticano II ha segnato un punto di svolta nell’autocomprensione della Chiesa nel mondo contemporaneo”. 

Immagine in evidenza: public domain from wikimedia commons

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