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I nuovi antisemiti (The Times of Israel)
Dalla parte della democrazia (Linkiesta)

Il primo articolo che qui mettiamo in evidenza parla di un libro pubblicato nel 2025 dalla giovane giornalista francese Nora Bussigny, intitolato” Les Nouveaux Antisémites ” (“I nuovi antisemiti”). Di seguito alcuni brevi stralci:

 il libro denuncia il virulento odio per gli ebrei, endemico in molte organizzazioni di estrema sinistra in Francia, infiltrate da Bussigny nell’ambito di una lunga indagine sotto copertura. Usando una falsa identità, Bussigny ha svelato un antisemitismo e un antisionismo pervasivi, ormai un denominatore comune tra gruppi diversi. …
Nell’introduzione del libro, Busssigny spiega la sua impresa in incognito, per la quale ha messo a repentaglio la sua sicurezza personale.
“Per un anno intero, ho partecipato, con piena discrezione, a manifestazioni, incontri, discussioni online”, scrive. “Ho visitato campus universitari. Ho applaudito accanto a folle isteriche che glorificavano il terrorismo. Ho preso parte a proteste femministe e ho dialogato in strutture comunali con membri di un’organizzazione [Samidoun] messa al bando in molti paesi per i suoi stretti e comprovati legami con il terrorismo. Ho intonato slogan contro il “genocidio” e a favore della “resistenza palestinese” – ovviamente “resistenza” armata – durante manifestazioni che presumibilmente difendevano i diritti delle donne e delle persone LGBT, senza menzionare gli omosessuali torturati o assassinati in nome della Sharia nella Striscia di Gaza, governata da Hamas”….
“Da quando il libro è uscito – ha dichiarato l’autrice –  sono stata bersaglio di minacce di morte, insulti orribili e un’enorme quantità di odio, soprattutto sui social media”. …”Molte librerie in Francia hanno boicottato il mio libro”.
Nonostante questa ostilità, “Les Nouveaux Antisémites” è stato ampiamente acclamato dai media, è nella classifica dei bestseller in Francia e ha ricevuto il premio Prix Edgar Faure 2025 come miglior libro politico dell’anno.
Qui per leggere l’articolo nella sua interezza.

“Perché l’Occidente odia la Russia?” è il titolo di un recente libro del pubblicista tedesco Hauke Ritz nel quale l’autore (come si legge in una sinossi del testo) ricostruisce le radici culturali e ideologiche di questo antagonismo secolare, denunciando l’impoverimento dell’Europa, ridotta a periferia strategica degli Stati Uniti. E denunciando soprattutto la persistenza di un sentimento di russofobia nato ai tempi della rivoluzione bolscevica (odiata perché avrebbe interrotto i sogni colonialistici delle potenze occidentali)  auspica una rinascita dell’Europa, una sua capacità di recuperare la propria identità storica e culturale, sottraendosi alla dipendenza dagli Stati Uniti, superando la lunga “guerra civile europea” iniziata nel 1914 e tornando a una relazione costruttiva e pacifica con la Russia.
Su Linkiesta del  21 01 2026 Massimiliano Coccia, nel suo podcast quotidiano, commenta la prefazione/elogio al libro di Ritz fatta dal filosofo e ideologo italiano Luciano Canfora. E risponde alla domanda posta dal libro di Ritz in questi termini:
nel 2026 dobbiamo ancora perdere tempo a dirci che esiste una russofobia? In Italia quella popolazione che ha in qualche modo a cuore la democrazia e la libertà non odia i russi in quanto tali ma odia Putin, odia quello che l’imperialismo russo ha fatto e continua a fare in paesi come l’Ucraina dove, caro Canfora, quelli che lei dice che noi odiamo bombardano continuamente le strutture civili ed energetiche. Sa lei che il sindaco di Kiev ha detto che negli ultimi mesi sono state sfollate da Kiev 600 mila persone, su una popolazione di 3 milioni e 600 mila abitanti?: un esodo immane, perché non c’è energia e non c’è la possibilità di ripararsi in modo adeguato e soprattutto perché non c’è la parola fine a questa guerra, che non è iniziata per difendere le regioni russofone, è iniziata per le smanie imperialistiche di conquista di Putin e del suo cerchio di oligarchi.

I due testi che abbiamo messo in evidenza (l’indagine condotta da Nora Bussigny  e il commento di Massimiliano Coccia alla prefazione di Luciano Canfora) mettono in luce questioni che solitamente trovano poco spazio sui mezzi di comunicazione più diffusi (televisioni e social) e tuttavia, a nostro avviso, molto importanti.

È importante che i giovani che sono scesi e scendono in piazza per manifestare dissenso (cosa sacrosanta) per la tremenda guerra di Gaza (interrotta ma non ancora terminata) sappiano che il loro dissenso viene spesso strumentalizzato, che a molti leader e movimenti pro-pal più delle sorti dei bambini di Gaza sta a cuore la diffusione di una ideologia anti israeliana, che è mossa, tra le altre cose, da antisemitismo, come ha appunto dimostrato la giornalista francese. Quindi un invito a chiarirsi le idee e a non dare mai niente per scontato. Ci sembra un buon proposito.

Con questo stesso proposito va considerato il podcast di Massimiliano Coccia: il giornalista di Linkiesta ci invita a non dare per scontato che nella sinistra italiana si siano definitivamente fatti i conti con le vecchie simpatie per un sistema politico, quello comunista e in particolare quello sovietico, che è stato una delle più feroci dittature della storia e che oggi ha un epigono nella altrettanto feroce dittatura putiniana alla quale appunto, nella sinistra italiana, alcuni intellettuali ed ideologi come il prof Canfora, guardano con simpatia (ci verrebbe da dire con “ammirazione”, come recita il titolo di un video di un altro ideologo di sinistra – Moni Ovadia – facilmente reperibile in rete).

Non è un caso che in questo momento vengano pubblicati da parte di intellettuali e ideologi, filosovietici prima e filorussi ora, libri e articoli nei quali, approfittando della attuale criticità dei rapporti che l’Amministrazione Trump sta artificiosamente creando tra America ed Europa, si cerca di riorientare idee e valori dei paesi europei verso una relazione “costruttiva e pacifica” con la Russia. Una operazione che, è bene sottolinearlo, avviene proprio mentre Putin sta conducendo una spietata guerra di invasione nei confronti dell’Ucraina, un paese che guarda all’Europa e all’Occidente come baluardi di libertà e democrazia per sfuggire alle antistoriche pretese dell’imperialismo russo, un imperialismo che non sta affatto dando prova di essere orientato ad avviare relazioni “costruttive e pacifiche” col resto del mondo (e tantomeno con l’Europa).

Immagine in evidenza: public domain from wikimedia commons

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