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I cattolici e la pace
(Corriere Della Sera; Vatican News)
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Sulle pagine del Corriere Della Sera del 10 Maggio scorso l’opinionista Angelo Panebianco ha parlato di una equazione oggi molto diffusa (ma impropria) tra i termini “difesa” e “bellicismo”, ovvero del fatto che oggi chi prova a dire che, stante la pericolosità della situazione internazionale, è giusto che i Paesi europei provvedano a rafforzare le loro capacità di difesa militare, si imbatterà subito in qualcuno che lo accuserà di avere una posizione bellicista o guerrafondaia.
Chi definisce “bellicista” chi vuole soltanto che il Paese in cui vive sia messo in grado di difendersi da eventuali minacce o aggressioni altrui, evidentemente – dice Panebianco – “è vittima di un (auto) indottrinamento ideologico che lo rende incapace di discernimento”. Al fondo, “c’è la bizzarra convinzione secondo cui basta decidere di non avere nemici perché, abracadabra, i nemici non esistano o, se esistono, scompaiano improvvisamente”. Una sorta di “perdita di contatto con la realtà” che “è poi sfruttata, come sempre in politica, da quelli, assai più lucidi, che hanno interesse a farlo”. Da chi ha, ad esempio, interesse a trattare da “guerrafondai” gli ucraini impegnati a difendersi dall’invasore russo. E il riferimento diretto è a personaggi come Trump e Putin. Sono – conclude su questo punto l’autore – “manifestazioni di ingenuità” che non possiamo più permetterci perché “si crea un disorientamento nell’opinione pubblica che non l’aiuta a fronteggiare i pericoli presenti e futuri”.
Nella seconda parte del suo intervento, Panebianco richiama quanto aveva scritto in un precedente editoriale sulla Chiesa cattolica, la quale “può fare tanto per aiutare una opinione pubblica spaventata e confusa di fronte ai rischi del nostro tempo”.
E aggiunge che “il mondo cattolico però, come è sempre stato, è diviso. Al suo interno ci sono posizioni differenziate:
C’è quella, plausibilmente maggioritaria, di chi, appellandosi a una saggezza antica, ha ben presente la differenza che corre fra la «città di Dio» e quella terrena e proprio per questo continua ad operare, come nei secoli passati, per confortare le persone e alleviarne le sofferenze. È la Chiesa alla quale anche i non credenti dovrebbero essere riconoscenti. Lo sono coloro che sanno che il cristianesimo, sia pure nel modo tortuoso con cui procede la storia, ha tanto a che fare con quelle libertà che, lentamente, attraverso i secoli, si sono affermate in Europa occidentale”.
Ma nella Chiesa e nel mondo cattolico c’è anche un’altra parte che “sembra avere abbandonato la saggezza antica”, è una parte “plausibilmente minoritaria, ma che dispone di una rilevante presenza mediatica”, su posizioni che “se prevalessero, non farebbero il bene degli europei”.
Questa parte “punta, in Italia, a creare una discontinuità rispetto al passato, a cancellare quell’eredità degasperiana, che è, nel nostro Paese, l’espressione migliore , più alta, del cattolicesimo politico. È una corrente composta da coloro che, in nome della pace, paiono negare legittimità persino alla guerra difensiva. Come se gli ucraini, al momento dell’invasione russa, non avessero altro diritto che quello di arrendersi immediatamente, di sventolare subito la bandiera bianca.
Da questa posizione deriva che né i singoli Stati europei né le loro istituzioni collettive (Unione europea, Nato) hanno il diritto-dovere di provvedere alla propria sicurezza investendo in difesa militare.
Ma poiché l’essenza della statualità consiste precisamente nella capacità dello Stato di operare per garantire ai propri cittadini il massimo di sicurezza possibile (e la difesa militare ne è parte integrante), negare quel diritto-dovere significa negare valore alla statualità in quanto tale”.
“La posta in gioco è davvero alta– conclude Panebianco –. Ma è lecito avere fiducia nella capacità della Chiesa di tenere a bada, come ha fatto in passato, i pregiudizi, le forme ingenue di ostilità allo Stato, che periodicamente riaffiorano, in certe sue correnti interne”.
A suffragare la posizione di quella parte che (forse a torto) Panebianco considera “plausibilmente minoritaria” è giunto giovedì 14 Maggio il Discorso di Papa Leone XIV all’Università Sapienza di Roma (Vatican News).
In quel discorso c’è un passaggio molto significativo:
“… nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”.
Il discorso del papa si conclude poi invitando i giovani ad essere“costruttori di pace nel mondo”.
Commento
Fuori da un contesto specifico, come professione di idealità, l’esortazione del Papa a non confondere difesa e riarmo bellicista non può che essere condivisa. E ciò vale anche se inserita in un contesto specifico che sia però testimonianza di un uso improprio del concetto di “difesa”, ad esempio nel contesto di una Europa che non subisce aggressioni o minacce, al suo interno o ai suoi confini. Ma il contesto evocato dal Papa è un contesto specifico ed è quello di una Europa qui ed ora, mentre è in corso una terribile guerra ai suoi confini apertamente minacciosa nei suoi riguardi, una guerra dichiaratamente di aggressione verso un paese, l’Ucraina, che ambisce far parte dell’Unione Europea e questo fatto non è uno degli ultimi motivi per cui la Russia di Putin l’ha aggredita.
Nessuno oggi (se non una limitata schiera di filo putiniani già filo sovietici e antioccidentali) crede che la aggressione e la guerra spietata che la Russia conduce da più di 4 anni contro il popolo ucraino (colpevole di guardare al modello di democrazia come concepito nell’UE) non sia un serio pericolo per tutti i Paesi europei. Questi, per l’appunto, hanno deciso di dotarsi di una difesa militare che finora non avevano, il che vuol dire fornirsi di eserciti, armi e intelligence adeguati a costituire quella che si chiama “deterrenza” (se l’Ucraina avesse avuto una adeguata deterrenza molto probabilmente la Russia ci avrebbe pensato due volte prima di invaderla e devastarla, causando milioni di morti. Quando la Russia ha iniziato la sua guerra di aggressione era convinta che la sottomissione dell’Ucraina sarebbe stata questione di pochi giorni perché si trattava di una nazione militarmente poco attrezzata. Tutti gli esperti di strategie militari concordano sul fatto che la Russia ha sbagliato i suoi calcoli perché non ha tenuto conto di due fattori: la determinazione del popolo ucraino nel difendere la propria patria e i massicci aiuti (armi e intelligence) forniti da Stati Uniti e, in parte, dall’UE.
Pertanto oggi, nell’attuale contesto europeo, non è improprio definire “difesa” l’aumento di spesa in armamenti varato dalla Commissione di Bruxelles. Ha ragione Panebianco quando dice che “difesa” non vuol dire riarmo bellicistico (a meno che non vogliamo considerare bellicisti i patrioti ucraini).
E il “riarmo” europeo può contribuire ad allentare le tensioni ed aumentare la sicurezza, non al contrario. Ed è opportuno, oltre che giusto, il richiamo del giornalista del Corriere a non creare confusione ovvero a continuare ad operare appellandosi a quella saggezza antica che egli attribuisce (forse a torto) a quella parte del mondo cattolico che considera plausibilmente maggioritaria.
Immagine in evidenza: public domain from wikimedia commons
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