Il celibato potrebbe diventare una scelta invece che un obbligo

ma i tradizionalisti confermano di essere contro ogni apertura verso nuove libertà nella Chiesa

Dal documento in discussione al Sinodo dell’Amazzonia n129: “Affermando che il celibato è un dono per la Chiesa, si chiede che, per le zone più remote della regione, si studi la possibilità di ordinazione sacerdotale di anziani, preferibilmente indigeni, rispettati e accettati dalla loro comunità, sebbene possano avere già una famiglia costituita e stabile, al fine di assicurare i Sacramenti che accompagnano e sostengono la vita cristiana”. 

A partire da questa riforma assolutamente necessaria perché legata ad una situazione emergenziale stiamo leggendo articoli di commento e, soprattutto, di preoccupazione per un possibile allargamento del ministero sacerdotale tout court ai cosiddetti “preti sposati” anche in Europa. Si segnalano particolarmente le voci di intellettuali oggi “liberali” (ma con un passato socialista-comunista) che vedono in maniera fortemente critica le innovazioni introdotte dalla Chiesa di Francesco. Sembra quasi che costoro, i quali sono riusciti a prendere le distanze dalle ideologie totalitarie (come il marxismo leninismo) che hanno praticato in gioventù, non abbino mai abbandonato il desiderio di Assoluto in questo mondo (fosse nell’Altro, sarebbero più che giustificati).
Quindi tutto ciò che comporta – dal loro punto di vista – un ridimensionamento della infallibilità e della certezza dottrinale nell’ultimo rifugio della Verità, cioè nella Chiesa Cattolica (ci sarebbe anche l’Islam, volendo) mette costoro in fibrillazione e, pur dichiarandosi atei o agnostici, si schierano sempre contro ogni cambiamento perché metterebbe in crisi le loro sicurezze.

Da anni oramai la scienza medica e psichiatrica studia casi di numerosissime persone che, dopo aver convissuto per qualche tempo con una malattia (perfino il tumore), sono fortemente restie – in maniera più o meno inconscia – ad assecondare la guarigione perché questa trasformazione provocherebbe appunto un cambiamento rispetto ad una situazione che, pur dolorosa, è da loro conosciuta.

La storia del sacerdozio come ministero, del celibato del clero è complessa e non affrontabile in questa pagina. Basti sapere che i sacerdoti e perfino i vescovi hanno potuto avere, nel corso dell’evoluzione del cristianesimo, una propria famiglia (come gli apostoli di Gesù) e che, almeno per i sacerdoti, essa è consentita nella Chiesa Ortodossa (il ramo più vicino al cattolicesimo), mentre per numerose chiese uscite dalla Riforma non si pone, fin dai tempi di Martin Lutero, la necessità del celibato.

Se anche la Chiesa Cattolica arrivasse a permettere che il celibato del sacerdote fosse una scelta?

Certo, il cambiamento sarebbe più traumatico, almeno agli occhi di certi cattolici, rispetto al passaggio dall’abito tradizionale con la tonaca nera ai jeans indossati da molti preti, ma la specificità della loro missione verrebbe modificata? E in che misura? Molti fedeli e non fedeli si sono invece teneramente affezionati ad una immagine da cartolina in bianco e nero più che ad una persona reale: il prete, senza una propria famiglia, il quale passa le sue notti, al più accudito da una perpetua inevitabilmente anziana, sempre in solitaria compagnia, quasi che ciò garantisse la totale disposizione verso gli altri e l’adempimento, nella maniera più alta ed eroica, del messaggio di Gesù. Abbracciare una donna e un figlio non consentirebbe di abbracciare il mondo, secondo i tradizionalisti. Ma quanto consentirebbe, in numerosi casi, di capirlo meglio?

Ecco allora il celibato come stigmate di Cristo nel corpo dell’uomo che si dedica a Lui (definizione di un opinionista non credente)! Questa visione al limite dell’imbarazzante è stata fatta propria da padre Fanzaga, a commento entusiasta di un articolo del Foglio, durante la trasmissione “Letture cristiane della cronaca e della storia” –minuto 16,10 –  Radio Maria del 7 ottobre 2019.  Il tratto più rilevante, caratteristico di Gesù e del suo Messaggio, quello che lo ha collocato in maniera diversa tra i protagonisti della storia umana viene ad identificarsi col celibato, praticato già prima e dopo da altri personaggi più o meno famosi, e che troppe volte si è qualificato come realizzazione di una percezione limitativa della donna e di svalutazione/paura del sesso più che scelta libera e consapevole (si è già dimenticato “il volto della Chiesa coperto di polvere”?). Il celibato di Gesù resta un elemento marginale nella sua vita, che invece è ricordata ancora oggi soprattutto per la parola e per l’azione legate alla sua innovativa e rivoluzionaria concezione dell’Amore. Che a servir messa e a dare la comunione ci siano uomini (o donne) sposati o celibi, non sarà importante per il fedele quanto invece la stima per la loro condotta e per il loro esempio sul tema centrale del vangelo di Gesù.

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