Immigrazione compatibile vs mandiamoli tutti via

L’immigrazione è diventata il problema dei problemi, quello che sta cambiando il volto politico dell’intero continente. In realtà il vero problema non è l’immigrazione ma la paura dell’immigrazione, che i leader di alcuni partiti populisti e sovranisti hanno saputo sfruttare (e hanno contribuito a incrementare) per acquisire grandi consensi elettorali e potere. Un esempio recente ce lo ha dato (e non era certo la prima volta) il leader della Lega Salvini. In un momento in cui gli sbarchi di migranti erano calati dell’80%, grazie all’azione intelligente del ministro degli interni del precedente governo, per rafforzare quel sentimento di paura che già gli aveva fatto guadagnare molti consensi alle elezioni politiche di marzo, Salvini ha agitato il tema dell’invasione approfittando della richiesta di sbarcare 629 persone salvate in mare da parte della Aquarius, una nave della ong MSF battente bandiera di Gibilterra. Ha vietato lo sbarco, dichiarando che d’ora in poi nei porti italiani sarebbe stato consentito l’approdo solo a navi italiane. E poiché i sovranisti sono anche antieuropeisti, il caso è stato utilizzato da Salvini anche per montare una polemica contro l’Europa che” lascia sola l’Italia ad affrontare l’invasione straniera”. Nei mesi successivi, gli sbarchi hanno continuato a diminuire (sempre grazie agli effetti della politica messa in atto dal ministro precedente). Ma il rischio che la paura degli immigrati possa prima o poi divenire un problema secondario è, per il nostro ministro sovranista, una eventualità da evitare assolutamente. Ed  ecco quindi che nel mese di agosto una delle poche richieste di sbarco (177 profughi eritrei) giunta ad una capitaneria di porto italiana, viene utilizzata da Salvini sia per tenere viva l’attenzione sul problema immigrati sia per mostrare al popolo impaurito che il pericolo è sempre alle porte e che lui è lì pronto a garantire sonni tranquilli (in realtà a continuare a guadagnare consensi). Naturalmente anche questa volta ha usato il tema immigrazione per attaccare l’Europa, alla quale è stata rivolta (all’unisono dai membri del governo) addirittura la minaccia di non versare il contributo italiano alle casse dell’Unione. La novità in questo secondo caso è che la nave che chiedeva di effettuare lo sbarco era una nave militare italiana che aveva salvato profughi in balia delle onde nel Mediterraneo. In un solo colpo Salvini ha: usato poteri che non aveva, ignorato regole internazionali, smentito quello che lui stesso aveva affermato due mesi prima. Ancora una volta la questione migranti è stata solo un pretesto per soddisfare ambizioni di potere (tanto è vero che la magistratura ha messo sotto accusa il ministro proprio per abuso di potere).
Tutto questo per dire che ci sono almeno due aspetti da prendere in considerazione per una politica nuova.

Il primo aspetto è il fenomeno oggettivo, storico: l’esistenza di forti flussi migratori da alcune zone del mondo (per quel che ci riguarda in particolare Africa e in misura minore Medio Oriente) verso i paesi europei.
È chiaro che non si chiude mai la porta in faccia a chi ha bisogno di essere soccorso. Non perché lo dicono i codici internazionali ma perché fa parte del sentimento umano che alberga o dovrebbe albergare in ciascuno di noi.
Ma nessuno può sostenere, credibilmente, che dobbiamo dare accoglienza e cittadinanza a tutti i migranti che in qualche modo giungono sui nostri lidi. Finora, l’unica politica sensata e fattibile è quella avviata dall’ex ministro degli interni Minniti (avviata, non compiutamente realizzata). Bisogna riconoscere che la presenza di un significativo numero di stranieri genera paure e risentimenti che non possono essere ignorati (come la paura che si riducano le opportunità lavorative o l’idea che i costi per l’aiuto agli immigrati verranno pagati con una riduzione di servizi per gli italiani o l’idea che vi sia un aumento della criminalità). Queste paure non possono essere combattute semplicemente dicendo che sono sbagliate o comunque esagerate. Anche perché alcune, come quella sull’aumento della criminalità, poggiano su dati di fatto. Bisogna mettere in atto misure che consentano di governare il fenomeno riducendone l’impatto emotivo. Punto di partenza (per affrontare un fenomeno che investe noi e molti altri paesi europei) è: (a) la valutazione dell’interesse nazionale per una immigrazione controllata e legalizzata che, come dicono alcuni studi, può migliorare e non peggiorare le condizioni economiche e sociali del paese; (b) il raccordo con l’Europa per definire una politica condivisa, almeno su due punti: iniziative comuni per favorire lo sviluppo dell’Africa, iniziative comuni per favorire l’integrazione degli immigrati.
Gli accordi con i paesi di origine, i corridoi umanitari e i progetti internazionali che coinvolgono Europa e Nazioni Unite, di cui parla Minniti, vanno in questa direzione. È una direzione che va approfondita e valutata. Ma bisogna anche considerare che chi l’ha aspramente criticata (anche da sinistra) ha fatto un favore ai populisti.

Il secondo aspetto è la percezione abnorme del fenomeno da parte dei cittadini e il suo uso strumentale. Questo richiede la messa in campo di una grande operazione verità.  Non solo per spiegare, cifre alla mano, che l’invasione non c’è, ma anche per disvelare che i sovranisti agitano il tema immigrazione come parte di una strategia volta a sfasciare l’Europa. Poiché ne fanno un uso strumentale, non è da loro che si possa attendere un impegno serio ad affrontare cause ed effetti di quello che è uno dei fenomeni cruciali dei nostri tempi. Sono anni che i sovranisti dicono “aiutiamoli a casa loro”, ma non hanno mai prodotto alcuna ipotesi concreta di un intervento in tale direzione. In fine un esempio pratico di un modo non adeguato di affrontare i problemi: la vicenda IUS SOLI. Un tema che la sinistra, dopo essersene fatta promotrice, ha lasciato cadere, perché è un tema impopolare. Ma averlo cancellato dall’agenda politica non ha fatto guadagnare consensi.  Bisogna studiare il modo per rendere questo tema popolare. A prescindere da come si vuole affrontare la questione dell’accoglienza per i nuovi arrivi, bisogna anche considerare che in Italia gli stranieri ci sono già, costituiscono il 7% della popolazione. Vivere nella diffidenza e nella discriminazione non fa bene a nessuno.

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