Sull’onda della nuova retorica antisemita

Dopo una interessante conversazione e scambio di idee con esponenti del mondo pacifista – con cui abbiamo affrontato alcune questioni riguardanti l’attuale conflitto arabo israeliano – ci è stata consegnata da una partecipante- come sintesi della propria posizione politica- l’intervista che Stefano Levi Della Torre ha rilasciato a “L’Unità” dal titolo. “Ho coltivato la memoria della Shoah, oggi a Gaza ne sento gli echi”, parla Stefano Levi Della Torre” che integralmente potete leggere qui.

Il termine e il concetto di genocidio sono ormai entrati stabilmente a far parte della nuova retorica anti Israele anzi ne costituiscono il nucleo centrale. La  vecchia  retorica aveva al suo centro il concetto di colonialismo. Nulla di strano, dunque: da una scemenza a un’altra. Ma la seconda è peggio della prima. La prima poteva essere classificata come un errore di interpretazione storica, la seconda invece è una mostruosità concettuale con terribili ricadute pragmatiche, in quanto – al di là di ogni intenzione di chi la pronuncia- giunge a ferire, ad offendere, a colpire un popolo nella sua dignità, togliendogli il diritto di essere rispettato. È simile nel risultato all’ operazione che era stata fatta negli anni 40, praticando contro gli ebrei tutti il crimine di genocidio. C’è qualcosa di perverso in tutto questo ed è bene denunciarlo. Prima o poi gli attori di questa messinscena dovranno risponderne davanti alla storia.
Il testo che commentiamo è solo un esempio tra i tanti.

Riportiamo in grassetto alcuni pensieri dell’intervistato (d’ora in poi autore) e le nostre obiezioni in corsivo chiaro:

È un crollo di civiltà quando si ritiene plausibile, e quindi convincente, fare strage indiscriminata di civili perché Hamas e Jihad li usano o li userebbero come “scudi umani “.
C’è da dubitare che l’autore conosca il significato dell’espressione “strage indiscriminata” che, se fosse vera, avrebbe prodotto ad oggi, dopo quasi due anni di guerra ben più dei 61 mila morti [questa è la cifra dichiarata il 10 agosto 2025 dal Ministero della salute di Gaza il quale, tra l’altro, non fa distinzione tra civili e militari uccisi]. Inoltre l’aggiunta del condizionale “userebbero” è una mistificazione: da tempo esistono numerose prove – cioè testimonianze dirette, confessioni di combattenti di Hamas, dichiarazioni ufficiali israeliane, report internazionali e condanne dell’UE, per esempio per razzi nascosti in scuole Onu, tunnel e deposito d’armi sotto l’ Hospital di Khan Younis, l’uso di aree civili per lanci/operazioni da parte di gruppi armati palestinesi, con conseguente rischio per i civili; denunciato da ONG come Amnesty/HRW

È un crollo di civiltà quando si ritiene plausibile e quindi convincente che l’uccisione e la mutilazione in massa dei bambini previene il fatto che essi, crescendo, diverranno nemici; se si ritiene plausibile e quindi convincente coltivare la convinzione che coloro che nascono palestinesi non sono umani “come lo siamo noi” perché “noi siamo per la vita e loro per la morte”.
A livello di masse popolari anche israeliane, le aberrazioni concettuali sono sempre presenti, l’importante è che non diventino leggi dello stato – come nella sharia di Hamas e alleati- e cultura della maggioranza.

È un crollo di civiltà se si ritiene plausibile e quindi convincente che non esistono innocenti a Gaza, perché non si può distinguere tra chi subisce la dittatura di Hamas e chi collabora con essa.
Poche e limitate forme, rischiosissime, di protesta sono state fatte dagli abitanti a Gaza così come ci risultano singole testimonianza del terrore che ispira il termine “collaborazionista” da parte di Hamas, anche se ancora una probabile maggioranza continua ad appoggiare -malgrado i morti e la guerra- il mantenimento al governo di questi criminali taglia gole.

È un crollo di civiltà se quindi si ritiene plausibile e dunque convincente che Hamas e “scudi umani” vadano distrutti senza troppe distinzioni tra obiettivi diretti e i cosiddetti “effetti collaterali”  tanto che sono questi ad essere non più “collaterali” ma centrali, poiché la guerra contro Hamas si è da tempo generalizzata e trasformata in guerra contro il popolo palestinese in quanto tale, a Gaza ad opera dell’esercito in Cisgiordania ad opera dei coloni appoggiati dall’esercito.La prima affermazione di questa analisi è convincente se applicata all’ideologia della destra ultra nazionalista e religiosa, fanatica e irrazionale nella sua lettura biblica, ma non può essere estesa al popolo ebreo nel suo complesso. È arbitrario dire che vi è stata una sostituzione nelle operazioni militari tra obiettivi diretti e indiretti  e dire che questo scambio è avvenuto da tempo: la svolta per un’azione militare senza prospettive c’è stata dopo le trattative fallite per la riconsegna degli ostaggi, quindi a partire dal giugno 2025. E soprattutto è falso, privo di alcun fondamento, affermare che la guerra si è trasformata in guerra contro il popolo palestinese in quanto tale a Gaza: se l’IDF combattesse il popola gazawi, il rapporto tra militari e civili uccisi sarebbe di 2 su 10, cioè quello del sette ottobre quando Hamas uccise e deportò una stragrande maggioranza di civili, uccidendo una minoranza di soldati. Cosa c’entra, poi, la Cisgiordania con l’attuale guerra che si sarebbe “trasformata”?  È vero che il ministro Smotrich, leader dell’ultra destra e avversario dichiarato della politic “due popoli due stati”, appoggia le azioni illegali e spesso violente di gruppi di coloni integralisti. Mescolare questi episodi (che vanno certamente condannati) con la guerra di Gaza serve solo a creare confusione.

C’è in Israele una profonda angoscia etnica e biopolitica: che coesistendo nella stessa terra, col tempo i palestinesi realizzino, non con le armi ma per fecondità, una sostituzione etnica ai danni degli ebrei.
La paura di essere sterminati sarebbe una colpa? Ma dove ha vissuto finora il signor Levi? Non sa che gli arabi di Palestina hanno costituito brigate musulmane per dare ad Hitler una mano a sterminare quanti più ebrei possibile? Per non dire dello statuto e del programma di Hamas e del fatto che dal 2007 in tutte le scuole di Gaza l’istruzione degli alunni – 625.000 in età scolare- è in mano a “talebani” indottrinati che a loro volta indottrinano le nuove generazioni con programmi di retorica antisemita, di promozione della jihad, del martirio e della violenza? E gli ebrei non dovrebbero averne paura

Abbiamo giustamente coltivato e diffuso la memoria della Shoah, e non malgrado questo ma grazie a questo è impossibile, non solo per me, che certi fatti non evochino qualcosa della mia memoria ebraica. La fame forzata rievoca in me le immagini del Ghetto di Varsavia nel 1943 coi cadaveri per strada uccisi dalla fame, i corpi di bambini consumati dalla fame ricordano il Lager, i trasferimenti di massa obbligati e nel frattempo mitragliati su e giù per la Striscia di Gaza rievocano per me le deportazioni.
Rispettiamo la memoria e non la giudichiamo, ma facciamo osservare: mai vi è in questa memoria una associazione col fatto che Hamas contribuisce, anche solo in parte, a far soffrire la fame ai bambini palestinesi, assieme a bande armate di famiglie palestinesi locali e il gruppo “Popular Forces” di Yasser Shabab. Secondo i dati dell’ONU, oltre 2.134 camion di aiuti sono entrati a Gaza tra il 19 maggio e il 31 luglio 2025, ma oltre l’85 % è stato intercettato da milizie o bande locali, e solo 260 camion hanno raggiunto i depositi finali per la distribuzione.

Condanniamo nell’aggressione senza riserve l’intenzione genocida inscritta nella barbarie di Hamas e Jihad la mattina del 7 ottobre 2023, ma la risposta di Israele ha travalicato da gran tempo la necessaria reazione di rivalsa e di ricostituzione della deterrenza difensiva.
L’autore qui avrebbe potuto aggiungere che l’intenzione genocida – giusto il termine– era anche iscritta nella Costituzione fondativa di Hamas. Non si tratta di qualcosa di limitato al 7 ottobre. E ci chiediamo di nuovo: dove era l’autore quando per 20 anni i leader palestinesi invece di costruire uno stato vero che si prendesse cura della vita e dello sviluppo del popolo palestinese di Gaza dedicavano le ingenti risorse economiche di cui disponevano nell’acquisto costante di armamenti,  nella costruzione di tunnel e nel lanciare razzi contro Israele?

Si è andati oltre. Crimini affini a quelli perpetrati da Hamas in un giorno Israele li sta facendo non in un giorno ma da 700 giorni, giorno per giorno e su più larga scala, e con strumenti militari enormemente maggiori di sofferenza inflitta e di morte.
Ancora: ma dove era l’autore per ignorare ciò che hanno fatto i terroristi criminali palestinesi in quel solo e fatidico giorno? Nessuna jeep militare israeliana è entrata a Tel Aviv portando sul cofano il corpo (Ancora vivo? Morto?) di una giovane donna gazawi seminuda, come trofeo di caccia tra gli applausi della folla delirante, come è invece successo a Gaza con la povera ventiduenne Shani Louk. Ci limitiamo a questo esempio, la cui atrocità è presente su https://www.youtube.com/watch?v=MJ4vOT4D4qk
Il 7 ottobre, le donne israeliane sono state violentate, mutilate, colpite ai genitali, bruciate vive, torturate e uccise violentemente. I loro corpi sono diventati campi di battaglia. Ma le atrocità non sono finite lì. Abbiamo scoperto qualcosa di ancora più oscuro:il “kinocidio”, la distruzione deliberata delle famiglie come arma di guerra. I genitori sono stati torturati e massacrati di fronte ai loro figli, i figli di fronte ai loro genitori. E Hamas tiene ancora degli ostaggi. L’orrore non è finito (e c’è chi lo giustifica per i precedenti storici riguardanti la “ghettizzazione” di Gaza da parte di Israele, come la santificata Francesca Albanese). Se fosse vero che ciò che Hamas ha fatto in un giorno Israele lo fa da 700 giorni a quest’ora il numero dei morti si aggirerebbe intorno alle 850000 mila persone. Chi parla in questo modo può essere solamente una persona accecata da odio per Israele o da ideologia terzomondista o da antisemitismo o da tutte e tre le cose.


È anche la durata a dire l’intenzione di arrivare alla soluzione finale del problema che un gruppo umano rappresenta per i perpetratori israeliani del massacro.
Ma la durata in questa guerra è determinata dalla volontà di Hamas di non restituire gli ostaggi.

Con strazio, non solo Grossman ma anche importanti storici ebrei della Shoah, come Bartov, liberano ormai il termine “genocidio” dal tabù.
Alcuni di loro non vedevano l’ora di farlo. E la colpa storica di Netanyahu è di aver offerto l’occasione di poter liberare il tabù del “genocidio”.
Bartov, citato da Levi Della Torre perché considerato un esperto proprio sul tema “genocidio”, ha accusato Israele di questo crimine riferendosi a un episodio del maggio 2024, quando le IDF israeliane fecero evacuare centinaia di migliaia di civili da Rafah verso la zona di Al‑Mawashi. Ne abbiamo parlato in un recente post su questo blog, dove tra l’altro si dice, a smentita di quanto sostiene il prof. Bartov, che in quella operazione militare, portata avanti per vari mesi nella più popolosa città di Gaza, l’obiettivo non era sterminare gli abitanti di Rafah ma dare la caccia al capo politico di Hamas Yahya Sinwar, colui che aveva ideato e diretto la strage del 7 ottobre. Sinwar è stato ucciso in una incursione all’interno di un edificio di civile abitazione e il numero complessivo delle vittime secondo la stima conservativa basata su dati pubblici, media internazionali e rapporti ufficiali è stato di 45 – 50 civili uccisi”.


C’è chi, non senza ragioni, vuol conservare la censura del tabù a difesa dall’antisemitismo, il quale ama che “le vittime si facciano carnefici” per obliterare le vittime. Allora cadiamo in un groviglio: è antisemita chi accusa Israele di fare quello che sta facendo? Ma quel che sta facendo Israele è “antisemita”? Io penso che lo sia, che ne abbia il carattere.
Tramutare le vittime in carnefici è ciò che si prefigge l’antisemitismo, come ci ricorda spesso Liliana Segre, sulla cui posizione concordiamo. Quanto al “groviglio” in cui cade il signor Stefano Levi Della Torre: una bella confusione di idee, l’autore dovrebbe prima chiarirsele e poi eventualmente usare o no il termine genocidio.

Condivido le riserve autorevolmente enunciate dalla senatrice Liliana Segre: l’accusa di genocidio rivolta ad Israele, se è una realtà, è al contempo un incentivo per la banalizzazione della Shoah e degli insegnamenti universali che discendono dalla sua memoria.
Nel “groviglio” ci sta anche un po’ di ipocrisia.

Edward Said ebbe a scrivere: la tragedia dei palestinesi è essere vittime delle vittime … a me pare che le vicende tra i due popoli, israeliani e palestinesi, hanno oscillato tra queste due possibilità: rispecchiamento reciproco o incompatibilità. Perché le affinità esasperano la concorrenza. E le due nazioni nuove, israeliani e palestinesi (non gli “arabi” da secoli in Palestina e che per questo amano la loro terra ma la specifica coscienza nazionale palestinese formatasi nel conflitto) sono nati come coetanei da un’unica terra madre.
C’è del vero in queste osservazioni ma anche della superficialità.
Intanto, bisogna dire che la tragedia dei palestinesi è stata il fatto che da sempre sono vittime insieme complici di leader politici arabi esterni ed interni alla Palestina (dal Gran Mufti di Gerusalemme ad Hamas – passando per Arafat e Abu Mazen – tutti aderenti direttamente o indirettamente al cosiddetto islam politico ( ovvero all’idea di giungere alla realizzazione di un solo stato islamico dal fiume al mare).
Sul rapporto tra i due popoli le idee più chiare, a nostro avviso, restano quelle espresse dalla grande statista israeliana Golda Meir che ha ben sintetizzato il possibile rapporto tra i due popoli in questi termini: siamo tutti palestinesi.
Pertanto viene da chiedersi: cosa ha fatto la sinistra, in particolare quella filosovietica, per favorire la naturale possibilità di convivenza tra i due popoli nati da un’unica terra madre? La storia dice che la sinistra soggetta all’Urss prima e poi alla Cina di Mao, ma soprattutto sempre antiamericana, ha fomentato la contrapposizione tra i due nazionalismi con la storia artificiosamente inventata e diffusa del colonialismo sionista (questa beninteso è la nostra interpretazione e riguarda l’origine storica dell’immigrazione progressiva ebraica a partire dal 1800, totalmente legittima e giustificabile).


Ma la situazione non è affatto simmetrica: gli israeliani sono nati sottraendo terra ai palestinesi, i palestinesi sono nati dalla sofferenza di perdere terra.
Una sinistra intelligente e pacifista – come ha sempre amato dipingersi – si sarebbe impegnata a far comprendere che nella regione di Palestina c’era abbastanza spazio per entrambi i popoli che rivendicavano una appartenenza a quella terra. Invece la sinistra – specie quella filosovietica – ha sempre sostenuto il fanatismo religioso dei leader arabi del cosiddetto islam politico, i quali reclamavano e reclamano un solo stato, islamico, dal fiume al mare, cercando di fornire ad una scemenza assoluta il valore di verità storica.

Immagine in evidenza: BlackShadowG  from wikimedia commons (opinioni internazionali su Hamas: in rosso i paesi in cui Hamas è stato designato come organizzazione terroristica)

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